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Piazza San Marco: astronomia, alchimia, mitologia

Venezia ne cela tra le sue pietre e i suoi bronzi numerosi riferimenti

Gli astri, i segni zodiacali, l’oroscopo: osservare il cielo non ha mai smesso di incuriosire e affascinare l’essere umano. Tanto meno i veneziani, navigatori di professione. Con gli astri hanno sempre fatto i conti, se non altro per il loro influsso sulla marea. E Piazza San Marco, centro politico e religioso di Venezia lungo tutti i suoi 1600 anni, cela tre le sue pietre e i suoi bronzi numerosi riferimenti astrologici, alchemici e mitologici. Palazzo Ducale, la Basilica e la Torre dell’Orologio raccontano di divinità e di segni zodiacali e nascondono l’antica fede negli astri. Pur condannata dal cristianesimo, sopravvisse alla fine del paganesimo e finì col diventare parte della cultura medievale.

L’intervista a Manuel Meneghel

Come racconta la guida turistica Manuel Meneghel, il luogo più importante del porticato di Palazzo Ducale, la colonna d’angolo, dedica il suo capitello all’astrologia. Una trasposizione in marmo dell’opera caposaldo dell’astrologia classica, il Tetrabiblos di Tolomeo. Racconta l’influenza dei pianeti sui rispettivi segni zodiacali di cui sono governatori. “Ogni segno zodiacale ha due domicili, uno diurno e uno notturno.

Il Sole invece ha solo quello diurno, mentre la Luna solo il notturno. Il capitello ci aiuta a capire l’importanza che aveva l’astrologia classica nel medioevo, e nei secoli successivi. I pianeti sono raffigurati come divinità antiche, dei pagani, contestualizzati però all’epoca in cui vennero realizzati, ovvero il Medioevo. Giove, dio del cielo nell’iconografia classica, si trasforma in un signore medioevale. Marte diventa invece un guerriero appena giunto da una crociata e così via”.

I capitelli della Piazza

Il capitello d’angolo, però, non è l’unico dei 36 totali ad essere dedicato ai temi astrologici. Ce n’è un altro, sempre sul porticato di Palazzo Ducale, che descrive gli influssi dei pianeti sull’età dell’uomo. I pianeti, infatti, esercitano la loro influenza sia sui singoli segni zodiacali sia, nel corso delle diverse epoche storiche, sull’umanità intera. Qui i pianeti raffigurati sono sette, nonostante i lati del bassorilievo siano otto. Spiega Meneghel:  “Quest’ultimo rappresenta la morte per i peccati fu il punto di equilibrio che venne trovato tra il concetto di predestinazione trasmesso dall’astrologia e quello di libero arbitrio della cultura cristiana: esiste l’influenza dei pianeti nel corso della vita dell’uomo ma poi quello che conta è il peso del giudizio universale nel momento della morte”.

A due passi da Piazza San Marco, anche la facciata della chiesa di San Giuliano, San Zulian in veneziano, ci parla di astrologia con la raffigurazione del filologo e medico Tommaso Rangone, rappresentato mentre tiene in mano il suo tema astrale, mentre alle sue spalle si erge un globo con le costellazioni e una iscrizione in greco che celebra i suoi meriti come indagatore del cosmo.

L’astrologia negli altri edifici della Piazza

L’astrologia è presente anche nella facciata della Basilica di San Marco: sul secondo arco che decora il portale centrale compare, nell’intradosso, la raffigurazione dei mesi. Tra un mese e l’altro sono inseriti i segni zodiacali che scandiscono il corso dell’anno e che sono presenti anche all’interno del quadrante dell’Orologio della Piazza.  La Torre dell’Orologio è uno stupefacente capolavoro di ingegneria: il quadrante dell’orologio appare semplificato rispetto a quello del 1499 perché, oltre a segnare la posizione del Sole nello zodiaco, un tempo scandiva quella degli ulteriori cinque pianeti di cui si aveva conoscenza. Conclude Meneghel.

“Oggi l’orologio segna il passaggio del Sole e della Luna nello zodiaco invece, quando venne realizzato erano presenti anche gli altri cinque pianeti ed era quindi possibile avere un quadro astrologico e astronomico utile per calcolare le varie influenze. Sappiamo che alla nascita di ogni Papa, ad esempio, si studiava il suo tema astrologico per poter profetizzare il corso del papato e del regno”.

Ancora oggi, come allora, l’orologio continua puntualmente a segnare la vita e il tempo di Venezia che scorre inesorabilmente verso un’unica direzione: il progresso della città più avanguardista del mondo.

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