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Peste del 1630: come la gestì la Serenissima. Parla Danilo Leo Lazzarini

Danilo Leo Lazzarini è intervenuto per raccontarci, come suo solito, una storia di Venezia, che ci possa far riflettere in questo periodo di pandemia.

Anche il governo della Serenissima durante la peste si rivolgeva ad una task force di esperti e anche il governo veneziano si è scontrato con pareri discordanti

Il primo caso di peste nella contrada si Sant’Agnese

Parliamo oggi della peste che iniziò l’8 giugno del 1630. Noi sappiamo che fu l’ambasciatore dei Mantovani a portarci questa peste. Un falegname lavorò per dare una concia sistemazione all’ambasciatore e costruì degli abituri in legno nell’isola di San Clemente. Purtroppo furono fatti degli errori. Vennero portati dei panni, indossati o che furono a contatto con l’ambasciatore, nella contrada di Sant’Agnese.

Qui vorrei porre l’attenzione sulla differenza di comportamento tra politici e scienziati attuali, rispetto a quello che invece fece La Serenissima. Non furono i politici a sbagliare perché in tempi brevissimi, dopo il primo caso, furono convocati immediatamente degli “Stati Generali”. Un simposio di scienziati con cui il senato voleva rapportarsi con questa epidemia, per sapere se era veramente di ordine pestilenziale.

Gli scienziati non riuscirono a prendere una decisione e il morbo dilagò

Il problema era che dichiarando la pandemia si sarebbero anche bloccati i commerci. Gli scienziati però non riuscirono a mettersi d’accordo, tranne il protomedico che senza dubbi ammise l’arrivo della peste. Venne addirittura aggredito da parte degli altri scienziati che continuavano a sostenere che non era peste.

Il senato veneziano si affidò alla maggioranza degli scienziati e così il tempo fece la diffusione di questo morbo. La politica quindi agì in maniera saggia affidandosi agli scienziati. Ma questi non riuscirono a mettersi d’accordo se non quando l’evidenza era troppo tarda.

Qualcuno poi considerò anche il fatto che sarebbe stato opportuno tagliare i ponti della contrada di Sant’Agnese  e un senatore disse che “tali cose non si confanno a un aspetto civile ma piuttosto ad un aspetto militare e la nostra gente, nonostante il pericolo che sta correndo, non merita un’azione simile”. Non sempre la politica sbaglia, non sempre i tecnici sanno fare il loro dovere.

La chiusura di un cerchio

Il primo caso di peste avvenne in contrada di Sant’Agnese, l’ultimo caso di peste avvenne in contrada di Sant’Agnese. Lo storico nell’analizzare questo fatto disse: “è curioso, come se il morbo da dove è iniziato, dovesse finire. Come se un cerchio si stesse chiudendo”.

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