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Palestre: una semi-ripartenza. Parla Mattia Di Masi di Mirano

Dal 15 giugno si potrà fare la doccia dopo l'allenamento in palestra, ma intanto non è facile per chi gestisce le strutture ne parliamo con Mattia Di Masi, titolare della Fit Form di Mirano.

Riaprono le palestre, ma per molti i risultati continuano a non vedersi. E’ il caso di Mattia di Di Masi, personal trainer e proprietario di una palestra, che ci racconta la situazione a poche settimane dalla riapertura. Ma non è un caso isolato. tutto il settore è ancora fortemente in crisi

Riapertura per le palestre: un flop?

“Purtroppo, nel nostro caso, la mancanza delle docce ci ha penalizzati in modo importante. Specie per le persone che poi devono tornare a lavorare dopo la palestra è impossibile pensare di allenarsi. Sono venute le persone che lavorano da casa o che avevano finito di lavorare.”

Non una bella ripartenza dopo un anno di chiusura

“No. le persone che sono riuscite a venire non vedevano l’ora e sono state contentissime, ma sono solo un terzo di quelle che avevano l’abbonamento del 25 ottobre.”

Come ci si è organizzati con gli abbonamenti, specie annuali?

“Stiamo rispettando le direttive del Governo e di conseguenza le persone iscritte hanno la possibilità di recuperare l’abbonamento perduto tramite voucher o di riprenderlo dove era stato interrotto. Dovremo vedere cosa fare per queste settimane di attività per chi non ha potuto venire per la mancanza delle docce.”

Tutte le palestre si sono comportate allo stesso modo o i grandi gruppi hanno avuto opportunità diverse?

“La legislatura vuole che il regolamento sia uguale per tutti. Per cui anche i grandi centri fitness hanno dovuto adeguarsi alle normative. Lo stesso valga a livello finanziario e di cassa integrazione. Che io sappia siamo tutti sulla stessa barca, ovvero un disastro.”

La cassa integrazione è scattata per i dipendenti?

“Per i collaboratori sportivi, che non versano molto di tasse, è già un bene esser stati considerati, pur non essendo il contratto inteso come fonte di reddito. Quindi il Governo qualcosa per noi ha fatto, ma se vediamo le cose a livello ufficiale, questo non è inteso come contratto a fonte di reddito. Quindi noi ringraziamo per quello che è stato fatto per noi. Dall’altra parte abbiamo cercato con Spadafora di rivedere la forza di questi contratti nazionali. I soldi che arrivano sono aiutati a sostenere alcune famiglie, ma non siamo tutelati in nessun modo”.

Quindi non è un contratto come i lavori dipendenti?

“No, perché è visto come un lavoro di promozione sportiva. Poi per coloro che superano i 10 mila euro, i contributi vengono pagati, ma chi lavora solo come “fitness” dovrebbe essere considerato in modo diverso. Altri che invece fanno l’ora di concorso post-lavoro hanno già un altro reddito e quindi hanno anche meno interesse a sviluppare un modo diverso di intendere le cose nel mondo del fitness.”

Lei è il titolare?

“Io sono il titolare, ma siamo in due soci. Abbiamo altri due centri, uno a Capodarsego e l’altro a Fiesso. Anche lì la situazione è molto simile. Noi viviamo di questo. Si stava cominciando a parlare di rivoluzione, di ripartenza, grazie anche alla perseveranza di Spadafora.”

Ma non sarebbe bastato partire dalla dichiarazione dei redditi?

“Questo è stato fatto per i nostri collaboratori. Abbiamo ricevuto delle cifre che ci hanno permesso di tirare avanti, ma si distanziano da ciò che avremmo guadagnato se fossimo rimasti aperti.”

Non sono stati dimenticati, quindi, i titolari delle palestre?

“Per definizione, le strutture che possediamo devono essere grandi: le persone vengono qui per divertirsi e lavorare. Gli affitti, dunque, sono da soli sufficienti a costringerci a indebitarci.”

Siete in grado di ripartire?

“Nel mio caso specifico ho incontrato persone comprensive. Ci hanno offerto la possibilità di aspettare, permettendoci di non indebitarci con le banche. Ma, giustamente, se anche loro vivono di questo, diventa un gatto che si morde la coda.”

Ha mai pensato di cambiare settore?

“No, sono fatto per questo.”

Pensa che ci sarà una ripartenza adesso?

“La ripresa ci deve essere, ma non adesso. La gente pensa alle vacanze, al Covid, al vaccino: non è forse il momento più adatto per cominciare ad allenarsi in palestra. Si spera in una ripartenza a settembre/ottobre, quando anche la paura sarà scesa. È una strada lunga.”

Ha famiglia?

“Fortunatamente no, altrimenti avrei messo in difficoltà anche loro.”

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