A differenza degli artisti tradizionali, Grondona non riempie la tela, ma la svuota. Scava la materia, sottrae e incide, trovando la forma e il senso proprio nell’assenza. L’artista (Genova, 1952-2019) ha rivoluzionato la superficie del quadro trasformandola in uno spazio tridimensionale reale. Utilizzava un bisturi per intagliare cartoncini colorati, sovrapponendoli e distanziandoli per permettere alla luce di creare ombre in continuo movimento. Le sue opere raffigurano città deserte, architetture sospese e interni silenziosi, evocando inquietudine e spaesamento attraverso geometrie taglienti e colori intensi.
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