chirurgia robotica

Avviata la procedura per l’acquisto di un robot che porterà all’eccellenza la chirurgia dell’Ulss4. Circa 3 milioni di investimento per la chirurgia robotica

“La chirurgia robotica è la massima tecnologia attuale per garantire ai nostri pazienti il miglior risultato in termini di qualità, di sicurezza e di minore trauma chirurgico”. Lo dicono i chirurghi dell’Ulss4 dopo aver appreso che il direttore generale Carlo Bramezza ha avviato la procedura in Azienda Zero per l’acquisto di un robot chirurgico da installare all’ospedale di Portogruaro che, come noto, è il polo chirurgico di questa Azienda sanitaria.

Chirurgia di altissimo livello

“Con il robot chirurgico l’Ulss4 avrà una chirurgia di altissimo livello, equiparabile a quella degli ospedali Hub, o di ambito provinciale – annuncia il direttore generale Carlo Bramezza – . L’investimento sarà importante, circa 3 milioni di euro, ma sarà ampiamente compensato dal migliore servizio fornito all’utenza. Costituirà inoltre una degna gratificazione al grande impegno profuso da sempre dai nostri bravi chirurghi, anche se, dal giorno in cui entrerà in funzione, saranno chiamati ad un ulteriore sforzo per effetto di un aumento delle attività chirurgiche determinate dalla nuova tecnologia”

Chirurgia mini invasiva

La chirurgica robotica è utilizzata come chirurgia mini invasiva per interventi che richiedono un’elevata precisione, in particolare nel campo delle piccoli dimensioni, e consente all’operatore di praticare un intervento chirurgico manovrando a distanza il robot. Rispetto alla chirurgia video assistita tradizionale, il chirurgo è distante fisicamente dal campo operatorio e siede in una consolle provvista di monitor, da cui, attraverso un sistema computerizzato, comanda il movimento di bracci robotici a cui possono essere fissati ferri chirurgici come pinze, forbici e dissettori, che una equipe presente al tavolo operatorio introduce nella cavità dell’intervento. L’impiego dei bracci meccanici ha il vantaggio di consentire una visione tridimensionale, un immagine più stabile e di rendere le manovre più precise.

Utilizzo del robot chirurgo

Il robot verrà utilizzato in particolare dalle unità operative Chirurgia Generale, Urologia e Otorinolaringoiatria; i rispettivi primari sono entusiasti della novità.

“Il direttore Bramezza ci ha fatto una grande sorpresa – commenta il direttore della Chirurgia Generale, Francesco Fidanza – . Negli ultimi anni abbiamo avuto la possibilità di utilizzare il robot all’ospedale dell’Angelo di Mestre e noi chirurghi, insieme al personale di sala operatoria della provincia di Venezia, abbiamo così acquisito familiarità e capacità tecniche con questa nuova metodica. La possibilità di averlo a disposizione nelle nostre sale operatorie sarà per tutte le specialità chirurgiche del Veneto orientale la tecnologia più moderna per curare i nostri pazienti”.

“Grazie alla magnificazione delle immagini, alla tridimensionalità e alla ergonomicità per il chirurgo – aggiunge il direttore dell’Urologia, Michele Amenta – la chirurgia mini invasiva robotica sta assumendo un’importanza sempre maggiore nel trattamento del tumore della prostata e dei tumori renali, in particolare nella nefrectomia parziale perché offre la possibilità di asportare solo il tumore salvando il rene. Nel trattamento del tumore della vescica si ha la possibilità di asportare la vescica urinaria e di ricostruirla senza aprire chirurgicamente l’addome”.

“Il robot chirurgico – osserva il direttore dell’ORL, Alessandro Abramo – viene utilizzato in otorinolaringoiatria per operare un distretto estremamente difficile da “aggredire”, quello faringo-laringeo. Con questa tecnologia si possono eseguire operazioni molto precise, complesse e radicali senza accedere per via esterna “tagliando” il collo, con evidenti implicazioni positive in termini di tempi di ripresa del paziente e di complicanze post-operatorie. Sempre per quanto riguarda l’ORL, la chirurgia oncologica interesserà l’uso più massiccio del robot. Neoplasie sia in stadio precoce che avanzato possono essere trattate con questa tecnica, garantendo un approccio molto meno invasivo delle tecniche tradizionali, così come nell’ambito della cura sindrome delle apnee ostruttive del sonno e  nell’ambito della chirurgia tiroidea”

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