Jesolo, i tesori dello scavo di Equilio: un molo, bricole e una piroga - Televenezia

Una campagna di scavo ricca di soddisfazioni quella che l’Università Ca’ Foscari di Venezia, sotto la direzione del prof. Sauro Gelichi, ha concluso nella località “Le Mure” di Jesolo, grazie anche all’Amministrazione Comunale che ha investito permettendo ai ricercatori di gettare nuova luce sulla storia della città. I risultati presentati oggi aggiungono un nuovo tassello alla ricca e complessa storia di questo territorio nel corso del Medioevo, che l’équipe di archeologia medievale del Dipartimento di Studi Umanistici aveva cominciato a svelare nel 2011.

Ora i nuovi scavi hanno permesso di portare alla luce a ridosso del Canale di San Mauro, un antico molo di pietra, dei pali d’attracco e perfino una piroga in legno, confermando così la vocazione tipica di questo territorio lagunare.

Campagna Scavo 2019

L’Amministrazione Comunale di Jesolo ha investito molto nella campagna di scavo 2019: grazie al suo sostegno è stato possibile rimuovere vegetazione e macerie, permettendo ai ricercatori di scavare e documentare il sito in tutta la sua estensione. L’area è occupata per la maggior parte dalle murature pertinenti all’edificio religioso del complesso di San Mauro. Le strutture appena riportate alla luce corrispondono in toto a quelle fotografate nel 1954 da G. Longo, che per la prima volta aveva indagato questa zona.

Tuttavia, l’accurata analisi stratigrafica e le nuove metodologie messe in campo dall’equipe di Ca’ Foscari hanno portato all’individuazione di almeno tre momenti costruttivi distinti, relativi al complesso di San Mauro. Appartenente all’ultima di queste fasi, databile all’XI secolo è stata rinvenuta una splendida vera da pozzo alla veneziana, perfettamente conservata, all’interno del chiostro.

L’ipotesi più verosimile è che inizialmente l’area fosse occupata da una chiesa con funzione di pieve, attorno alla quale si è ampliata un’area cimiteriale usata dagli abitanti di Equilo. In una fase successiva, il complesso si è ampliato e trasformato, dotandosi oltre che della chiesa, anche da un poderoso campanile e da ambienti monastici.

Di importanza straordinaria il ritrovamento, a sud-ovest del sito, a ridosso del Canale di San Mauro, le cui tracce sono ancora ben evidenti dalle foto aeree, di un molo in pietra, affiancato da pali d’attracco in legno (bricole) e da una piroga scavata in un unico tronco di quercia (monossile). Questa scoperta eccezionale, al momento solo parzialmente indagata, è un unicum tra i rinvenimenti di scavo dell’archeologia italiana, e merita di essere indagata esaustivamente nel prossimo futuro.

Il lavoro degli archeologi di Ca’ Foscari consentirà di gettare nuova luce sulle complesse e insospettabili dinamiche ambientali e di insediamento che hanno coinvolto questo luogo dall’età tardoantica alla fine del medioevo.

Le tappe precedenti a Jesolo

Dopo il rinvenimento della mansio tardo antica, nel 2018 gli archeologi si erano concentrati nell’area di San Mauro, a nord della località “Le Mure”, scavata per la prima volta nel 1954 da G. Longo, assistente della Soprintendenza archeologica di Padova che vi aveva identificato i resti del monastero di San Mauro, citato nelle fonti medievali. I primi lavori di scavo avevano portato al ritrovamento di una piccola chiesa triabsidata, dotata di arredi architettonici tipicamente altomedievali, affiancata da altre strutture murarie più recenti, forse collegate al monastero. Ma in seguito le rovine erano state lasciate in stato di abbandono.

La campagna di scavo 2018, ha ridato nuova vita a questo sito proseguendo l’indagine dell’intera area di San Mauro per comprendere lo sviluppo dell’abitato di Equilo a nord dell’isola tardoantica (già indagata tra 2013-2016), riportando alla luce le eventuali strutture del complesso religioso, almeno quelle che potevano essersi conservate sotto il peso delle macerie e valutandone lo stato di conservazione.

L’indagine del 2018, svolta sempre in collaborazione con il Comune di Jesolo e con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha riportato alla luce l’abside laterale della chiesa confermando, da una parte, i risultati dello scavo svoltosi nel 1954 e raccogliendo, dall’altra, numerosi dati del tutto inediti. È stato possibile infatti individuare e indagare depositi mai scavati in precedenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio e datare la formazione di questa porzione dell’insula Equilo al VII secolo d.C.

Inaspettato il rinvenimento di 15 sepolture di adulti e bambini, appartenenti al cimitero annesso alla chiesa, per ora indagato solo parzialmente. Eccezionale è stata la messa in luce delle fondazioni del campanile di cui si era persa memoria, costituite da un esteso basamento in legno e da perimetrali spessi ben 160 cm, costruiti con grandi pietre squadrate. Considerato il successo di questa prima indagine esplorativa, gli archeologi desideravano portare alla luce anche il resto delle strutture.

Interventi

“A partire dal nostro insediamento nel 2012 abbiamo scelto di rafforzare la collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e con la Soprintendenza per ampliare la conoscenza delle radici della nostra comunità jesolana, la cui importanza ci era già nota ma che negli ultimi anni si è rafforzata ulteriormente grazie a scoperte e ritrovamenti sorprendenti – commenta il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia -. Siamo particolarmente lieti di vedere come questo territorio, un tempo così come oggi rivestisse un ruolo di rilievo nelle dinamiche della Laguna. Il rapporto tra presente e passato è fondamentale per noi per poter trasmettere la conoscenza di questi luoghi, non solo ai nostri cittadini ma anche ai nostri ospiti, anche rispetto al perseguimento delle nuove vie del turismo culturale che ci siamo posti”.

“Il valore culturale dell’area archeologica e di ciò che sta tornando alla luce è indiscutibile e rappresenta una ricchezza di cui ogni jesolano dovrebbe andare fiero – aggiunge l’assessore alla cultura, Otello Bergamo -. Ci eravamo impegnati a sostenere le attività nell’area archeologica e questo impegno ci sta permettendo di ottenere risultati di grande rilievo che aumentano il prestigio della nostra città, contribuendo ad ampliare le conoscenze sulla storia di un territorio particolarmente ricco. La scelta che abbiamo ha una visione d’insieme, di un’idea di città e comunità che ha bisogno di conoscere le sue radici per saper definire il suo futuro”.

“Il progetto archeologico su Jesolo – spiega il prof. Gelichi – che il nostro Ateneo sta portando avanti in accordo e cooperazione con l’Amministrazione Comunale e con la Soprintendenza, si sta configurando come uno dei più organici e promettenti avviati in regione negli ultimi anni. I risultati scientifici conseguiti hanno rivelato un sito del più alto interesse storico ed archeologico: il passato di Equilo, sta facendo emergere una storia ricca di implicazioni politiche, sociali, culturali, funzionale a comprendere meglio le vicende di tutta l’area lagunare veneziana e delle zone contermini. Una storia che si intreccia con quella dell’antica Altino e, poi, della vicina Cittanova e della più lontana, ma sempre presente, storia di Venezia. La ricerca archeologica ha messo in luce straordinarie ed inedite narrazioni ma anche realtà materiali di notevole consistenza e valore, come ad esempio i dimenticati resti del c.d. monastero di San Mauro”.

“La Soprintendenza ha seguito con attenzione in tutto questo tempo e anche negli ultimi mesi le fasi di scavo e le prime tappe di quella attività di valorizzazione dell’area archeologica – è il pensiero di Giovanni Altamore, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna -. Ci siamo entusiasmati per i risultati ottenuti dagli archeologi e abbiamo valutato positivamente le potenziali di quest’area che hanno la possibilità di cogliere davvero un interesse da parte del pubblico e, penso per Jesolo che vive di turismo, anche di ospiti provenienti in particolare dalla Germania che sono molto attenti alla caratterizzazione culturale del nostro Paese”.

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