Tatiana Daniliyants espone il progetto dedicato a Sergei Parajanov “i doni da Venezia per Sergey Parajanov”, aperto fino al 27 novembre

Collage realizzati con tessuti pregiati e vetro di murano. Sono questi i doni che l’artista russa Tatiana Daniliyants fa a un grande regista sovietico di origini armene, Sergei Parajanov. Si tratta di doni tipicamente veneziani in omaggio al grande amore di Parajanov per la laguna che considerava “il cuore dell’umanità”. La mostra rimarrà aperta fino al 27 novembre.

Sergei Parajanov, di origine armena (Paradzanian), appartiene al cinema ucraino per il suo primo capolavoro, Le ombre degli avi dimenticati (1964) opera visionaria e poetica che si rifaceva a due generi cinematografici: quello etnografico e quello lirico molto attento alle scene nei particolari, con tinte oniriche e irreali e visioni sconvolte.

Appartiene poi al cinema georgiano-armeno per il secondo, Sayat Nova, ovvero Il colore del melograno (1968-69), opera letterario-figurativa dedicata appunto a Sayat Nova, poeta-cantore armeno del sec. XVIII. Opere eterodosse e assai diverse tra loro, l’una rutilante e sanguigna, l’altra statica e raffinatissima, costituiscono entrambe la rivelazione di un grande cineasta, misconosciuto e ostacolato in U.R.S.S. Si riallacciò all’estetica futurista, arricchendo il testo di quadri dedicati alla vita del cantore armeno e montaggi eccessivamente sperimentali (le pellicole venivano tinte in base allo stato d’animo del protagonista).

Alla fine del 1982, dopo anni di persecuzioni e anche di prigionia, iniziò in Georgia il film di ambiente medievale La leggenda della fortezza di Suram, presentato alla Casa del Cinema moscovita nel 1985. Tra gli altri film: Pirosmani(1986) sulla vita del pittore naïf, Asik Kerib (1988).

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