Finalmente le paratoie del Mose sono state testate e funzionano, anche se con qualche problema. La prova è servita a rispondere a chi ha sempre sostenuto che il Mose non avrebbe mai funzionato. Inoltre, ha dimostrato che c’è speranza per difendere Venezia dall’innalzamento del livello del mare.

La verifica in notturna

La prova in notturna nelle intenzioni dei collaudatori sarebbe dovuta avvenire in condizioni atmosferiche favorevoli. In realtà, si è alzato un vento di bora che ha rigettato le onde contro le barriere e, dunque, ha fornito un elemento in più per testare la solidità dell’opera. Gli elementi da testare comunque sono stati tanti.

Tutto è stato mosso con un solo compressore provvisorio invece che con i tre previsti e le paratoie alla bocca di porto di Malamocco alzate a gruppi di 4 alla volta, non contemporaneamente, si sono aperte in due ore anziché in mezz’ora come avrebbero dovuto. Minuti preziosi per salvare la città, nel caso si ripetesse la mareggiata di due settimane fa.

Mose

Luigi Brugnaro si trovava comunque nella sala comando ed è stato il primo a commentare. “Un momento storico”, ha detto – “un’opera ingegneristica unica, orgoglio della nostra scienza e tecnologia. Sarà il simbolo della resilienza”.

Per il completamento dell’opera, il Comitato del 26 novembre scorso a Roma ha stanziato un finanziamento ulteriore di 320 milioni, dopo i 5 miliardi e mezzo già impiegati.

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