La Voce della Città Metropolitana

Mose, la parola all’ex-responsabile della Control room

Il 10 luglio è stata una giornata storica. L'intera diga mobile di Venezia è stata alzata e nel Bacino di San Marco sono stati registrati dei mutamenti. Ne parliamo con l'ingegner Giovanni Cecconi, già responsabile della control room del Mose. Ora anche se in quiescenza, continua a fare da osservatore attento della grande opera.

In un momento in cui torna ad accendersi il dibattito sul Mose, tra test, critiche, dubbi e successi interviene l’ingegner Giovanni Cecconi, già responsabile della Control Room. Il 10 luglio in presenza del premier Giuseppe Conte si sono tenuti i test dell 74 paratoie. Il progetto prevede un isolamento parziale o completo della laguna e quindi il blocco del flusso della marea che puntualmente ogni anno mette a rischio la città.

L’opera, ambiziosa e controversa, ha sollevato molti dubbi e paure: dalla morte della laguna, alle così chiamato “effetto Vajont”, dalla preoccupazione per i costi di manutenzione alle critiche sulla reale efficacia.

La parola all’ex-responsabile della Control room: il test del 10 luglio

L’ingegnere Cecconi ha spiegato nell’intervista cosa è successo durante il test del 10 luglio. Le 78 paratoie del Mose sono posizionante in tre punti strategici della laguna, costituendo così tre barriere che possono essere alzate in simultanea on in modo discontinuo. Durante il test si è verificato il sollevamento in contemporanea delle barriere, in presenza del Premier Conte. In questo modo si è prodotto l’isolamento completo della laguna e il blocco del flusso della marea.

Gli effetti sono stati notati anche dai cittadini: un gondoliere ha raccontato con stupore, riporta Cecconi, di aver osservato l’arrestarsi della crescita della marea, che ha poi ripreso a crescere dopo un periodo di tempo in modo più veloce del solito. Quello che è successo è un piccolo test di quello che potrebbe accadere in caso di necessità una volta che verrà sancito il completo funzionamento del progetto. Le paratoie del Mose hanno infatti bloccato la crescita della marea di circa 25 cm, questi sono stati recuperati successivamente una volta abbassate le barriere con un ritmo molto più veloce.

Le critiche al Mose

Sono molte le critiche mosse al progetto, ma, dice Cecconi, non esiste un’opera perfetta. Esiste un lavoro che funziona e che può sempre essere migliorato. Secondo l’ingegnere non vi è motivo di temere che l’accelerazione eccessiva della marea, generata dall’abbassamento delle paratoie danneggi la città, poichè si è dimostrato che il moto ondoso provocato dalle barche crea danni ben peggiori. Quindi la paura dell’ “effetto Vajont” è totalmente infondata. Altre critiche sono state mosse dopo il test per quello che è stato interpretato come un malfunzionamento, ma che invece, è un evento collaterale atteso e previsto e solamente gestito in malo modo. Si fa riferimento all’infiltrazione di acqua in una sala di controllo in corrispondenza delle paratoie: “Avrebbe dovuto essere rimossa, precisa Cecconi,  non è accaduto. Ma questo non significa che l’opera sia compromessa”. Questo evento introduce il dibattito relativo alla manutenzione, che ci si aspetta sarà molto costosa.

Altra critica a sfavore del Mose riguarda il rischio che la sabbia comprometta il sollevamento delle paratoie. E’ noto infatti che circa 4 delle 78 paratoie verranno coperte con il tempo da circa un metro di sabbia, ma la soluzione al problema è già stata trovata e il sollevamento delle barriere non ne verrebbe compromesso in alcun modo.

Nell’intervista, Cecconi rassicura sulla paura che l’isolamento della laguna rovini i ritmi del flusso delle maree in modo permanente, determinando la “morte” della laguna. Esiste infatti un effetto naturale molto simile a quello prodotto dal Mose, circa sei giorni ogni mese.

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