Stretto un accordo con tutte le polizie municipali dell’area metropolitana per avere una forza di interdizione più forte contro il commercio abusivo e la merce contraffatta.

Marco Agostini, Comandante Generale Polizia Municipale della Città di Venezia, segue in prima persona il fenomeno dell’acquisto di merce contraffatta nelle spiagge. Chi si stende sul lettino, in una giornata avrà almeno venti passaggi di qualcuno che vuole vendergli qualcosa o offrire un servizio. Questi venditori sono spesso petulanti, tanto che molte persone cedono per pigrizia e perché sanno che spenderanno poco.

Però non bisogna concentrarsi solo sulla merce contraffatta, ma anche ricordarsi di tutti quegli oggettini che vengono venduti senza pagare le tasse. A Venezia il dato della merce contraffatta è quasi scomparso, al massimo c’è il falso grossolano che non è neanche sanzionato penalmente. Il contrasto a questo fenomeno è estremamente difficile poiché non esiste aspetto sanzionatorio, salvo quello penale. Nel caso del commercio abusivo si applicano soltanto sanzioni amministrative di tipo pecuniario. Queste sanzioni però colpiscono chi possiede qualcosa, ma chi non ha niente sa già che non riuscirà mai a pagare la multa e non si preoccupa. Il solo comune di Venezia arriva a 50 milioni di euro di sanzioni non riscosse. I destinatari sono tutti soggetti nullatenenti, stranieri residenti in Italia con permesso di soggiorno.

Il Comandante Agostini vuole anche rispondere a tutte quelle persone che si chiedono perché a volte la polizia non intervenga per le strade e sequestri tutta la merce abusiva. Per spiegarlo viene portato come esempio il dardo luminoso che viene venduto per le strade. Questo oggettino costa 15 centesimi all’ingrosso e viene venduto tra i 2 e 5 euro. Quando si fa un sequestro vengono requisiti massimo cinque pezzi perché non ne vengono tenuti di più in mano.

Alla fine il venditore abusivo non va a perderci, mentre fare un verbale costa circa 250 euro alla comunità. È più facile invece intervenire sulle borse contraffatte, che all’ingrosso costano tra i 5 e gli 8 euro e vengono rivendute ad almeno 20 euro. Quando vengono sequestrate tra le cinque e le sette borse, i venditori ne devono rivendere altrettante per rientrare della spesa.

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