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Marco Polo e il Milione tradotto in latino-veneziano

A Venezia Marcello Bolognari fa un importante ritrovamento che attesterebbe la presenza di Marco Polo nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

A volte le scoperte si fanno così, a caso, o forse assistiti dalla fortuna. O magari semplicemente sollevando un lembo di una pergamena che rivela uno dei nomi veneziani più evocati in tutto il mondo. Marco Polo con il suo Milione, un trattato storico e geografico, un libro di viaggi, ancora oggi considerato un capolavoro della letteratura italiana per la sua rilevanza.

Il Milione di Marco Polo ne ha fatta di strada, e ancora ne farà. Perché tante sono le curiosità che gli studiosi non hanno finito di indagare.

Visite alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo

Una recente scoperta, da parte degli studiosi dell’Università Ca’ Foscari, apre nuovi scenari sul rapporto stretto tra il veneziano Marco Polo e i frati Domenicani della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo.

Nelle iniziative che i frati hanno organizzato in occasione dei 1600 anni di Venezia, anche Marco Polo sarà quindi un vero e proprio protagonista. Le visite guidate partiranno oggi venerdì 11 giugno, alle 15, per conoscere i personaggi più famosi le cui spoglie sono conservate all’interno della Basilica.

Sarà l’occasione per parlare dei Domenicani, che tradussero dal volgare al latino il Milione per agevolarne la diffusione e renderlo una sorta di guida per l’evangelizzazione dell’Oriente.

Il ritrovamento di Marcello Bolognari

Tutto inizia dal ritrovamento, da parte di Marcello Bolognari, al primo anno di dottorato di Ca’ Foscari in italianistica, di un documento finora inedito e sconosciuto che mostra la presenza di Marco nel convento Domenicano di Venezia dopo il suo ritorno dalla prigionia a Genova. “La scoperta della pergamena con la citazione poliana, datata 31 marzo 1323, ha sostanzialmente due micce: una diretta e una indiretta – spiega Bolognari –. Quella indiretta è stata la comunicazione del testamento di Marco Polo che ha restituito alla verità storica il nome di uno dei due frati Domenicani citati da Marco nelle sue ultime volontà. La miccia diretta è stata invece la felice intuizione di Antonio Montefusco dell’Università Ca’ Foscari. Ha infatti suggerito l’importanza che avrebbe avuto la ricerca in archivio di Stato di Venezia, e nel fondo Santi Giovanni e Paolo, di altri documenti che attestassero la presenza di questi due frati”.

Un lascito testamentario importante

La pergamena è in latino, scritta da un notaio padovano. Essa certifica l’accettazione da parte dei frati Domenicani, riuniti in capitolo, di un ingentissimo lascito testamentario da parte di un ricco e probabilmente mercante veneziano, Giovanni Dalle Boccole, che era morto nel 1321. Questo lascito, come specifica lo stesso attestatore, era destinato “all’amplificazione” della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

L’importante risvolto filologico

Il ritrovamento della pergamena è importante perché non lascia dubbi sull’effettiva esistenza di uno stretto scambio tra il mercante e i predicatori. Questi eseguirono per lui una traduzione “Z” del libro, ossia latino-veneziana: tra i firmatari riuniti a capitolo nel convento, compare infatti anche il nome di Marco Polo.

“La pergamena in questione attesta la presenza di Marco Polo nel capitolo dei frati predicatori dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia – continua Bolognari –. Questa menzione è importante per due motivi: il primo è che abbiamo un’attestazione della vita di Marco Polo una volta tornato dal viaggio in Cina.

Il secondo motivo è il risvolto filologico che ha questa scoperta sul Milione. La teoria che viene quasi confermata da questo documento è che Marco Polo, una volta tornato a Venezia dalla prigionia genovese, abbia rivisto una nuova versione della sua opera insieme ai frati predicatori veneziani”.

Il nome di Marco Polo sotto una piega

“È di grande formato – racconta lo studioso – e la cosa più curiosa è che il nome di Marco era sotto una piega. Non ce ne siamo accorti fino a quando non abbiamo semplicemente sollevato quel lembo”. Il rapporto tra il viaggiatore veneziano e i frati va anche contestualizzato nello scenario che, tra il 1200 e il 1300, vede uno slancio missionario in Oriente.

Marco Polo, era evidentemente persona di piena fiducia dell’Ordine, all’interno del capitolo del convento veneziano. Il suo libro era un fondamentale strumento per l’evangelizzazione grazie alle informazioni e conoscenze antropologiche dei costumi orientali.

I dettagli aggiuntivi dopo il ritorno a Venezia di Marco Polo

“L’aspetto curioso del Milione è che c’è una versione originale franco-italiana scritta a Genova con Rustichello da Pisa durante la prigionia. L’opera ha avuto un successo talmente rapido e immediato, che sostanzialmente della versione originale abbiamo un solo manoscritto.

Infatti è stata tradotta tantissime volte in catalano, in volgare veneto, emiliano, in latino più volte – conclude Bolognari –. Quindi diciamo che il Milione è noto perché è plurilingue e non in lingua originale: soprattutto le latinizzazioni sono molto legate all’Ordine Domenicano. Questa particolare versione soprannominata “Z” dagli studiosi, presenta delle aggiunte rispetto alla versione franco-italiana. Non si capiva come fosse possibile che questa versione latina avesse dei dettagli in più. L’idea che ci siamo fatti è che Marco Polo, una volta tornato a Venezia, si sia dedicato ad aggiungere altri brani alla sua opera. Quindi questa versione “Z” presenta dei dettagli aggiuntivi, che reputiamo siano stati fatti da Marco con i frati”.

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