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Marco Baron è maestro di canto al Tölzer Knabenchor

Diplomatoti a Castelfranco Veneto ha subito trovato una cattedra a Monaco di Baviera

Dopo essersi diplomato nella sessione autunnale del Conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto in direzione di coro e composizione corale, da ieri il trevigiano Marco Baron è ufficialmente maestro e docente di canto del Tölzer Knabenchor di Monaco di Baviera. L’istituto gestisce uno dei più importanti cori di voci bianche al mondo, ruolo in passato ricoperto tra gli altri da Carl Orff.

L’annuncio è arrivato da Nicola Claudio e Stafano Canazza, presidente e direttore del Conservatorio di Castelfranco dove Marco Baron ha studiato e si è diplomato.

Il diploma e l’Erasmus in Germania

Dopo il diploma in pianoforte e in canto barocco a Venezia, ha frequentato il biennio in direzione di coro e composizione corale allo Steffani. Ha svolto l’Erasmus in Germania nell’autunno 2020, cercando e valutando annunci di lavoro nei teatri e presso i vari cori professionali. Nell’arco di qualche mese ha iniziato a dirigere due cori amatoriali tedeschi ed è diventato il “Korrepetitor”, ovvero il maestro sostituto della classe di direzione di coro della Musikhochschule di Saarbruecken.

Le prime audizioni di Marco Baron

Barbon ha inoltre svolto un’audizione presso il coro bavarese, con una lezione di canto ad un bambino di 10 anni e una prova con il “coro da concerto”, quest’ultimo, coro con i cantori più esperti, intorno ai 10/12 anni. Rientrato in Italia per concludere gli esami finali al Conservatorio. Poco dopo il diploma è stato assunto al Tölzer Knabenchor di Monaco di Baviera come maestro di coro e di canto.

Le dichiarazioni di Marco Baron

“Sono molto emozionato. Per la prima volta nella mia vita potrò fare a tempo pieno il lavoro che amo di più, ovvero dirigere, suonare, insegnare e cantare con questi splendidi bambini e ragazzi. Le condizioni contrattuali sono eque, e vivrò in una delle capitali della musica e della cultura in Europa. Il tutto a pochi passi dall’Italia. Spero infatti, anzi ci conto, di poter tenere un piede, o anche solo ‘mezzo piede’ nel mio paese natale”.

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