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Confindustria Venezia: “cercasi personale disperatamente”

Si cercano lavoratori con formazione tecnica e conoscenza del digitale

Industriali, artigiani e i ora anche il distretto calzaturiero della Rivera del Brenta cerca giovani risorse per tenere aperte le aziende. E’ un’altra emergenza. L’allarme di Confindustria Venezia.

Franco Ballin, presidente politecnico calzaturiero

“Noi qui in questo momento stiamo vivendo un momento di difficoltà nel cambio generazionale e nel reperimento di manodopera”.

E’ un SOS che arriva da tutto il mondo dell’industria, quello riguardante la mancanza di personale. Come un effetto domino dopo l’appello disperato della Confindustria del Friuli, che cerca 28 mila addetti e dichiara di sperare di trovarli tra gli ucraini in fuga dalla guerra.

Arrivata la denuncia della Confindustria di Venezia, nel giorno della cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti del politecnico calzaturiero della Riviera del Brenta.

Luca Fabbri, Vicepresidente Confindustria di Venezia

“In questo momento nel nostro paese c’è un forte gap di competenze e soprattutto di competenze tecniche. Questa è una delle criticità più forti e va affrontata. Uno degli strumenti può essere da un lato quello della scuola e delle politiche attive. dall’altra è quella di un intervento delle imprese che si raccordano con il mondo della formazione e della scuola”.

Manca personale con formazione tecnica e conoscenza del digitale. Perché è questo quello che cerca ora il mondo del lavoro nelle industrie, persone che sappiano usare la tecnologia per sostituire manodopera.

Ma il 25% dei giovani nel paese non studia e non lavora, così all’appello degli industriali veneziani si affianca anche quello degli artigiani. E per loro va peggio perché non possono investire nella tecnologia in grado di sostituire lavoratori e in particolare nel miranese manca il 30% della forza lavoro.

Si cercano muratori, elettricisti, falegnami con o senza esperienza. Nei piccoli laboratori c’è la volontà di formare, anche perché le scuole ormai sono diventate ambite e colonizzate dalle grande aziende.

La situazione è simile anche in altri distretti come nella riviera del Brenta, nel distretto calzaturiero c’è preoccupazione.

Siro Baldon, Presidente Asso Calzaturifici

“Già il primo trimestre 2022 dà un segno positivo: circa più 13 punti percentuali. però siamo molto preoccupati da un insieme di fattori. L’aumento delle materie prime, la scarsità di queste, l’aumento dei costi energetici, la guerra scoppiata in Europa, la pandemia che sembra rialzi la testa. Questo ci fa un po’ preoccupare per il secondo semestre di quest’anno. Per ovviare a queste scelte che oggi le aziende sono chiamate a fare. abbiamo bisogno di forze nuove, di manodopera nuova, di idee nuove, giovani. La formazione professionale specifica, in più coadiuvata da digitalizzazione e sostenibilità”.

La speranza è che il politecnico calzaturiero aumenti le iscrizioni.

Luca Fabbri: “Il politecnico rappresenta un’eccellenza, perchè riesce a rientrare in questa dinamica orientando i programmi scolastici, fornendo una docenza specializzata che proviene dal mondo operativo dell’impresa. Dà la possibilità di sviluppare queste competenze con una professionalità di un certo spessore”.

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