Già il titolo “Luogo e segni”, da un lavoro di Carol Rama del 1975, ci introduce nel regno dell’astrazione e certo la vasta collettiva, 36 artisti con un centinaio di opere, allestita a Punta della Dogana fino al 15 dicembre, è tutt’altro che una mostra ammiccante, al contrario richiede pazienza e concentrazione.

La mostra “Luogo e Segni”

Le dichiarazioni d’intenti dei curatori Mouna Mekouar e Martin Bethenod invitano ad attraversare un rarefatto paesaggio interiore dove natura, arte e poesia si intrecciano.

Uno dei temi ricorrenti è la memoria dei luoghi, di città lontane ma anche di Venezia riflessa ad esempio nei grandi vasi di vetro di Roni Horn che il visitatore contempla dall’alto.

E poi le pozze d’acqua di Nina Canell, che vanno riempite ogni giorno, misteriosamente immobili, grazie a una vernice idrorepellente. Giochi di luce riflessa sono anche quelli della tenda luccicante di Wu Tsang, artista transgender che con un semplice tessuto iridescente rappresenta il mondo queer.

Mentre l’altra tenda sipario è quella di Felix Gonzalez-Torres esposta dal 2009 è diventata il simbolo di Punta della Dogana. Le perline bianche e rosse raccontano l’aids che negli anni 90 uccise l’artista cubano.

Altro tema molto presente è quello delle affinità elettive tra artisti, un meeting che ha qualcosa di magico nella sala, abitata dagli angeli di terracotta di Simone Fattal, la voce che si ascolta è quella di Bob wilson che recita i versi della poetessa libanese Etel Adnan sulle musiche del compositore americano Michael Galasso. L’amicizia tra artisti crea nuova arte, parola di monsieur Francois Pinault.

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