La Voce della Città Metropolitana

Lucio Conz: “Essere meno impattanti possibile sulla laguna”

Il presidente della Canottieri Giudecca, Lucio Conz, ci spiega il forte impatto ambientale che hanno le imbarcazioni in laguna. "In laguna ormai circolano barche che di lagunare non hanno nulla" ha affermato Conz.

Siamo in collegamento con Lucio Conz; il portavoce di ben 33 remiere di Venezia. Lui è presidente della canottieri della Giudecca. È grande conoscitore del mondo del motondoso, dei canali e della navigazione a Venezia. Oltretutto ha lavorato alla Tecnomare; società che ha fatto ricerca che riguardava proprio il mare. Ha sempre respirato dunque l’aria di ricercare cose nuove per far convivere meglio l’uomo e il mare. In particolare, in questi giorni, stanno battendosi per combattere il moto ondoso.

Infatti dopo il Covid, il moto ondoso a Venezia è tornato quasi come prima anche se ci sono meno barche. Adesso ce lo facciamo raccontare da lui. E lui, come tutti i suoi amici che amano il remo a Venezia, aspettano che venga discusso un progetto di legge alla Camera che finanzi Venezia. Che aiuti i veneziani a rottamare la loro barca e la sostituiscano con barche più sostenibili con la città. Premessa molto lunga ma era doverosa. Lucio Conz, grazie a lei e a tutti quelli che amano Venezia. In qualche modo se Venezia vive è anche grazie a chi cerca di proteggerla. Ci racconti un attimo cos’è la molla che vi spinge a combattere.

“Essenzialmente è che grazie al Covid abbiamo visto quanto è grande il nostro impatto sulla laguna. È chiaro che nessuno vuole arrivare ad avere una laguna piatta con le barche ferme e con la gente che non c’è. Non è questo. In qualche modo però ha dimostrato che quello dovrebbe essere l’obiettivo da voler raggiungere. Continuare a vivere la laguna, senza rovinare tutto. Chiaramente dandoci dei limiti e delle scadenze temporali che vanno al di là dell’ oggi e del domani; che vadano anche a 50 anni 80 anni. L’obiettivo è quello di essere meno impattanti possibile sulla laguna; quello che è un tessuto unico al mondo. Abbiamo quindi anche l’obbligo di mantenere per i nostri figli e i nostri nipoti. Se l’unica cosa che ci pervade è quella del denaro, forse ai nostri nipoti lasceremo ben poco.”

Questa è la premessa. Anche se va detto che senza denaro non si vive. Il progetto di questa Venezia sostenibile nasce dal fatto che deve continuare ad essere una città dove far vivere i suoi abitanti; senza per questo subirne i danni. La ricetta c’è secondo voi. Agire su due fronti nella scelta delle imbarcazioni. Imbarcazioni con motori sostenibili, quindi a basso impatto ambientale; ma soprattutto con la carena della barca che non faccia onde maggiori di 10 cm. Questa la vostra proposta, Lucio Conz?

“Attualmente i limiti di velocità che ci sono adesso, che son state fatte nei primi anni 2000, hanno definito delle altezze limite per i vari canali della laguna. Andiamo dai 5 chilometri all’ora fino ai 20 chilometri all’ora. Questi sono i limiti che sono stati imposti. Di fatto quel limite identifica l’onda accettabile per quel tipo di canale. Su un canale di centro storico, più di cinque all’ora non si può andare.

Questo perché nelle analisi che sono state effettuate dalla commissione di valutazione degli scavi, hanno definito che per quel tipo di navigazione l’onda di tipologie di barche, all’epoca esistenti, andando a 5 all’ora non producevano danni, o meglio, producevano un danno accettabile.”

La ricerca immagino sia ancora attuale perché le barche di allora sono quelle di oggi, o sono cambiate?

“Non sono le stesse. Negli ultimi anni è arrivato un incremento in laguna. Non c’è una banca che lo dica, né che motori ci sono. Se nella terraferma esiste il Pubblico Registro Automobilistico, per la laguna non c’è nulla di analogo.”

Lucio Conz, a sensazione, quando guarda la laguna, vede che ci sono barche che sono un po’ più pericolose delle altre.

“Per il fatto dell’onda. La situazione è questa. In laguna ormai circolano barche che di lagunare non hanno nulla. Sono barche da mare. Avere trasformato pescherecci in trasporto persone, non c’è una legge che lo vieti. Chiaramente quelle barche, anche rispettando i limiti, e non lo fanno, hanno uno scafo tale che l’onda che producono è smisurata. Non sono fatti per girare in laguna. Non c’è proprio una norma che li stia gestendo.” ha affermato Lucio Conz, Presidente della Canottieri Giudecca.

Quindi voi vi riferite a cosa? Ai lancioni granturismo o anche ad altre barche?

“Anche i taxi, i vaporetti dell’ATVO, non abbiamo barche che sono fatte per. Uno dell’ATVO se rispetta i limiti all’interno del Canal Grande, non muove un cm di onda, è piatto. Lo butti a 20km/h fa l’onda. Perché ogni barca ha la sua caratteristica”.

Ci sono zone al mondo dove hanno adottato delle barche con il fondo piatto che non creano moto ondoso o la vostra richiesta è un po’ futurista, da apripista?

“Allora, a parte che Venezia si presterebbe anche a fare da apripista secondo me. Anzi, è proprio il pulpito giusto dove tirar fuori le problematiche. Le problematiche però delle onde le hanno in tutti i posti dove le barche vengono usate, vengono amate. L’Olanda, il nord Europa, il nord America, hanno “inventato” le zone senza scia. “No way zone”. Zone dove tu puoi andare ma non devi fare scia. Se fai scia vuol dire che per come è conformata la tua barca, per come è caricata, per il motore che usi, per quello che hai, stai andando a una velocità che sta arrecando danno. Non puoi andare”.

Ecco, ma allora in quei luoghi che barche usano? Cioè la ricerca è già avanzata al punto tale che offre nel mercato delle barche che non producono onda?

“Allora, ci sono barche che hanno presentato anche all’ultimo Salone Nautico. Parliamo però di barche di un certo tipo, ci stanno lavorando. Barche però che a “34km/h” non fanno onda. Portano 35 persone”.

Immagino che costino una follia, perché magari sono all’ultimo grido, all’ultimo modello.

“Tutto questo è molto relativo. È chiaro che tutte le cose in acqua costano una follia se vogliamo, perché è  mercato è illimitato quindi chiaramente.. Però soluzioni perlomeno per le ambulanze, vigili del fuoco, sono barche che fanno un onda mostruosa. Non sto dicendo che non possono andare”.

Stiamo parlando anche dei motori elettrici però. In questo momento l’impegno anche da parte le comune è quello di introdurre almeno nel pubblico imbarcazioni, ACTV, con motore elettrico, però anche il motore elettrico provoca onda.

“Ben venga. Abbiamo risolto il problema delle emissioni, non abbiamo risolto però il problema del moto ondoso. Se io uso lo scafo che ho adesso e ci metto il motore elettrico e lo metto nella stessa posizione, le onde le farò lo stesso. Non inquino l’aria, però io direi che dobbiamo fare qualcosa di coordinato”.

La vostra speranza è che questa legge che sarà discussa e che è stata presentata da Nicola Pellicani e dai parlamentari, preveda dei finanziamenti.  Si tratta di cambiare tutte le barche private anche, dei finanziamenti per rottamare le barche dei veneziani e far acquistare loro delle barche con il fondo piatto.

“Con il fondo piatto che per andare in laguna va più che bene. È chiaro che bisogna cambiare la mentalità delle persone di fruire di un luogo unico. Adesso non ce l’ho con quelli che vengono dalla terraferma con la barca a motore e con 200 cavalli. Ma correre in laguna per fermarsi davanti all’isola di Poveglia, per prendere il sole, se vai piano comunque il sole lo prendi. Se vai là mezz’ora prima ti rompi anche le scatole e non sai cosa fare se hai due ore da stare fermo. Vai piano e vedi lo stesso. In Olanda, nei canali, la gente per andare al mare, va pianissimo perché comunque è l’andare in barca che è la cosa bella, non è il correre per fermarsi. È proprio un modo di vivere la laguna, la barca, che è diverso, che in qualche modo andrebbe un po’ anche insegnato”.

Si, bellezza che lei dice dovrebbe essere collegata al fatto che potrebbe richiamare un turismo diverso, più sostenibile.

“Può richiamare il turismo, ma anche la gente che ci abita può andare in laguna, non solo i turisti. Si può anche viverla la laguna. Il bello è che ce l’abbiamo fuori casa, lo possiamo fare. Invece di comprarci il barcone con 200 cavalli che non serve a nulla per andare qua in laguna ti compri la barca magari con la vela. Puoi girare tranquillo, vedi tutti, non spendi neanche di benzina, ci sono tante cose. Il concetto non è che bisogna tornare a remi.

Certo lei dice, è un nuovo modello sostenibile che potrebbe portare a  Venezia un altro tipo di turismo. Cambiare radicalmente il modo di vedere la città e anche potrebbe essere la soluzione per dare a Venezia un altra dimensione.

“Anche per la visibilità. Un turista che viene e vede i canali pieni di barche di plastica, forse non è la cosa più bella che c’è”.

Comunque il problema della barca in plastica è che costa molto di meno anche per la manutenzione.

“Ha molta meno manutenzione, l’unico problema per esempio però è che non si sa dove buttarla”.

L’unico problema, Lucio Conz, è che in questo momento c’è un debito pubblico tale che possiamo permetterci poco. Comunque insomma è bella la sua proposta e quindi speriamo che davvero la ricerca faccia passi avanti su questo fronte.

“È vero che c’è un debito pubblico ma c’è anche un PNRR. Comunque Venezia è un bene unico a livello mondiale.  Anche riproporre lo sgravio fiscale che c’era negli anni ’60 e che comunque ha permesso alla Tecno mare di venire a Venezia, perché era nata a Milano non a Venezia. Perché è vero che a Venezia costa tanto di più portare un azienda, però bisogna in qualche modo incentivare aziende di un certo tipo a ritornare. Probabilmente un centro studi sulle tematiche di trasporto e di mobilità, che sia di riferimento mondiale, non sarebbe brutto”.

Nono infatti, è perfettamente in linea con l’Università e con le idee che ci sono riguardo al mondo accademico. Grazie Lucio Conz.

“Grazie a voi”.

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