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Luciano Tirindelli a Jesolo racconta la strage di Capaci

Al teatro Vivaldi, il prossimo 16 ottobre, l’appuntamento con l’agente della scorta del giudice Giovanni Falcone, scampato all’attentato che uccise il magistrato. Da anni gira l’Italia per raccontare e preservare la memoria di chi ha perso la vita per difendere lo Stato.

La strage di Capaci, capitolo buio, tragico della storia d’Italia raccontata da chi l’ha vissuta da vicino e ne ha conosciuto i protagonisti. Il teatro Vivaldi di Jesolo si prepara ad accogliere, il prossimo 16 ottobre alle ore 20.30, “Appuntamento con la storia” serata che vedrà protagonista nella località Luciano Tirindelli (guarda l’intervista), agente della Polizia di Stato in pensione e membro della scorta del giudice Giovanni Falcone.

L’evento

L’evento, curato dal Rotary club di Jesolo, dall’Associazione Scorta Falcone, con il patrocinio del Comune di Jesolo ripercorrerà, attraverso le parole di Tirindelli, l’attentato del 23 maggio 1992 costato la vita al magistrato italiano, alla moglie, Francesca Morvillo e ai tre agenti e colleghi, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Appuntamento con la storia sarà l’occasione per ricordare uno dei momenti più significativi della storia italiana degli ultimi trent’anni, perché la memoria di quei fatti e di quelle persone continui a vivere nel presente e nelle generazioni future.

Luciano Tirindelli

Assieme a Luciano Tirindelli alla serata interverrà anche Francesco Saverio Pavone, già procuratore Capo della Repubblica e magistrato che si è occupato per gran parte della sua attività di criminalità organizzata, contribuendo all’istruttoria di processi ad esempio contro la cosiddetta “Mafia del Brenta”.

“Con questa iniziativa abbiamo un’occasione straordinaria – commenta l’assessore alla Cultura della città di Jesolo, Otello Bergamo – per recuperare e ravvivare la memoria di uno degli episodi più infami che hanno segnato la storia del nostro Paese. Dobbiamo fare in modo che il ricordo del sacrificio di persone oneste e coraggiose resti impresso in noi e anche nelle nuove generazioni che non hanno vissuto la tragicità di certi momenti. La cultura della legalità passa anche attraverso queste occasioni di confronto, di ascolto, di testimonianza che trasmettono il senso profondo del male che caratterizza la criminalità organizzata e disegnano invece una via diversa, più giusta, di vita”.

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