La Voce della Città Metropolitana

Luciano Fregonese: aziende vitivinicole accolgono i turisti

Il sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese ha di fronte una bella sfida quella di preparare le aziende vitivinicole ad accogliere i turisti dopo averle sostenute nella difficile impresa di aver avviato una cantina.

In questa nuova puntata di La Voce della Città Metropolitana, ospite Luciano Fregonese, sindaco di Valdobbiadene. Il sindaco per eccellenza del cuore del mondo del vino, in particolare ovviamente del prosecco.

Siamo nel vivo del mese della vendemmia, ma soprattutto dopo il Covid si riparte dovunque e si riparte anche tra i colli del prosecco, che sono stati dichiarati patrimonio dell’Unesco. È necessario quindi organizzarsi per accogliere i nuovi turisti che arriveranno, che non sono i cosiddetti turisti “mordi e fuggi”, ma si tratta piuttosto di un turismo elegante, raffinato, di degustatori e amanti della cultura.

“Partendo proprio dalla vendemmia, ormai siamo agli sgoccioli. Nell’area di Conegliano e Valdobbiadene Docg, che si estende da est verso ovest, per fattori micro climatici, la vendemmia non avviene nello stesso periodo ma a distanza di una settimana. La vendemmia per noi e per io nostro territorio è una festa, “lavorata”, ma pur sempre una grande festa, che coinvolge molte persone e molte realtà” ha detto Luciano Fregonese.

È importante parlare di vendemmia, dato che quest’anno sembra che ci sia un ritardo di 10 giorni rispetto all’anno scorso.

“Sì, ogni anno c’è una variabilità nel periodo di vendemmia. Generalmente si va dalla metà di settembre ai primi di ottobre. Dipende molto dal fattore climatico. E questo dimostra ancora una volta come il prodotto sia legato non solo al lavoro dell’uomo ma al territorio e alla natura.”

Il ritardo però fa slittare un po’ tutto, il che non è piacevole, soprattutto dopo il periodo Covid.

“Fortunatamente il vino ha una stagionalità e una vendita annua che viene gestita e mantenuta stabile durante tutto l’anno.”

Durante il Covid le vendite sono rimaste le stesse?

“Sì, per fortuna il Covid non ha comportato grosse perdite per le aziende agricole, che hanno continuato a lavorare, anche nei periodi più difficili, come la primavera del 2020. È chiaro che c’è stato un periodo di preoccupazione per la chiusura di certi canali della grande distribuzione e dei canali Horeca, legati alla catena alberghiera e ai ristoranti, però c’è stata poi comunque una ripresa. Complessivamente, per quanto riguarda la Docg, nel corso dell’anno 2020 non c’è stata una riduzione delle vendite”, ha detto Luciano Fregonese.

Questo è sicuramente un indicatore. Significa che si è continuato ad acquistare e consumare vino.

“Sì. e soprattutto per la grande maggioranza dei produttori, che per Valdobbiadene significa circa 740 aziende agricole, di cui una ventina sono grosse cantine, abituati a vendere al dettaglio, il Covid ha significato cercare nuovi canali di vendita, soprattutto nella grande distribuzione. Questo ha permesso di rafforzare la vendita del nostro prodotto. È positivo sapere che nel momento di smarrimento le nostre aziende non si sono rassegnate, ma anzi hanno cercato nuovi modi di lavorare e produrre.”

Dunque è il mercato interno italiano che ha acquistato di più?

“Certamente c’è stato un aumento nel mercato nazionale, anche per la maggior facilità di distribuzione del prodotto rispetto all’estero. In ogni caso non ci sono stati cali importanti di vendita neanche nei canali esteri, ovvero Gran Bretagna, Germania e Austria, oltre al mercato americano. È vero che ci sono state delle settimane di difficoltà nel 2020, ma poi sono state recuperate. Credo su questo influisca molto il Made in Italy, e Made in Veneto. Quando un prodotto alimentare è di qualità ed è garantito si mantiene sempre sul mercato.”

L’Unesco poi ha sicuramente aumentato ancora di più l’immagine e il valore di come viene percepito il prosecco all’estero. Ricordiamo ovviamente, che non ha riconosciuto il prodotto in sé come patrimonio, ma il territorio che comprende il mondo della coltivazione del prosecco.

“Sì, fa bene a specificare questo. Ad essere patrimonio dell’umanità sono le colline vitate tra Valdobbiadene e Conegliano e la coltivazione di vigneti lungo le cordonate con il sistema a cinghioni. Se quindi il territorio è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità, il merito va senza dubbio al lavoro di tutte le donne e gli uomini che sin sono dedicati alla viticoltura nei secoli.

Tra l’altro, lavoro fondamentale e di grande efficacia. Basti pensare a quanto raramente vi si registrino frane, smottamenti o allagamenti, proprio per l’interesse umano alla tutela di quel territorio. È qualcosa nell’interesse di tutti.

“Parliamoci chiaro: Valdobbiadene è il secondo territorio più vasto della provincia di Treviso, 72 km². Il 50% della superficie è terreno montuoso, con rilievi tra i 500 e i 1500 metri, il 23% è centro abitato e la restante parte è costituita dal Piave con le sue golene. Non è una zona completamente esente da frane, pur avendo fatti diversi interventi, ma se ne verificano solo nei boschi o ai loro margini.

Questo perché mentre il bosco ha un tasso di redditività pari a 0, la collina abitata porta invece introiti non indifferenti. Bisogna essere sinceri: laddove c’è un interesse economico, può esserci un margine di sostenibilità sociale e ambientale”, ha detto ha detto Luciano Fregonese.

Certo, è una triste legge ma è così. In tutto questo, si inserisce questa strada lunga 52 km che si pone l’obiettivo di attirare il cosiddetto turismo “slow”. Quel turismo che paga, che non disturba ma rispetta, insomma quello che tutti vorrebbero.

“Sì, si tratta di una delle prime attività seguite dall’Associazione per il patrimonio delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Oltre a svolgere, coordinati dalla regione e in sinergia con i comuni, attività pianificatoria, è attiva anche sul tema dei percorsi dei sentieri. È stata eseguita in tutti e 29 i comuni una ricognizione di una serie di percorsi e sentieri già esistenti, che possono richiedere manutenzioni semplici o delle tabellazioni. Ne sono derivati così una quarantina di percorsi.

Inoltre, la novità davvero interessante voluta del governatore Zaia è stata quella di collegare i percorsi per mezzo di un grande cammino. Questo parte dal comune di Vidor per arrivare a quello di Vittorio Veneto, attraversando tutti quei territori parte del territorio riconosciuto patrimonio dell’umanità. Parliamo di 52 km di percorso che, anche se ancora in fase di tabellazione, presto permetterà in qualche giorno di attraversare tutta la dorsale dell’area Unesco. Da lì sarà possibile ammirare le colline abitate e insieme le montagne, il Piave e scorci che rivelano il Monte Grappa, i Colli Euganei e in alcuni casi anche la laguna di Venezia. Per chi desidera provare un’esperienza di immersione in un ambiente naturale e salubre, è assolutamente consigliato”, ha detto ha detto Luciano Fregonese.

Zaia ha dichiarato che sono previsti un milione di turisti, anche se per ora ne sono arrivati solo 100 mila. Tuttavia sembra comunque essere arrivato il momento di alzare gli standard ai livelli di regioni come la Toscana, più abituata a un turismo di questo tipo.

Questo comporta anche una sorta di rieducazione del territorio. Bisogna imparare altre lingue, ristrutturare i casali, e così tanti altri accorgimenti per accogliere i turisti.

“Certamente, il lavoro è tanto ma è bello poterlo dire. È bello poter tornare a impegnare le amministrazioni, le associazioni del territorio, i cittadini, le imprese e le cantine locali. Servirà senz’altro una stretta collaborazione, ma poterlo fare in una prospettiva di crescita collettiva è assolutamente stimolante.

Faccio ora riferimento ai dati di Valdobbiadene. Dal 2014 al 2019, cioè prima al riconoscimento dell’Unesco, abbiamo registrato una crescita di presenze turistiche intorno al 16% annuo. Vero è che però arrivavamo da numeri ben inferiori: parliamo di circa 20 mila turisti noti all’anno nel comune di Valdobbiadene, diventati poi 45 mila. Prevediamo di arrivare a 150 o anche 200 mila nel comune, e a circa un milione e mezzo in tutta l’area da qui a Conegliano. Questi cambiamenti repentini ci hanno indotti a proiettare un trend di crescita del 40%, ma saremmo stati impreparati a un’affluenza così massiccia.

Nel 2020, nonostante le chiusure da covid, si è vista un’interessante crescita di richieste di riqualificazione delle seconde case nelle borgate a scopi ricettivi. Se nel 2014 avevamo 400 posti letto, nel 2019 siamo arrivati a circa 700, diventati 750 l’anno successivo. Auspichiamo di arrivare a oltre 1500 posti letto, con una crescita che, se si assesterà tra il 15% e il 20%, sarà sì sostenibile, e nell’arco di 10 anni saremo in grado di accogliere un milione di visitatori in tutta la zona”, ha detto ha detto Luciano Fregonese.

Grazie infinite per questi dati che ci ha fornito. Spero che possano essere stati utili per mostrare a che cambiamento il nostro territorio sta andando incontro.

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