Venezia Città Stato

Luciano Flor: uno sviluppo sinergico tra ospedale e territorio

Per "Venezia Città Stato?" il dottor Luciano Flor spiega la necessità di avere uno sviluppo sinergico tra ospedali e medicina territoriale.

Alfredo Aiello apre l’episodio di “Venezia Città Stato?” salutando gli ospiti. Dopo aver discusso i problemi legati al turismo nel primo episodio, in questo secondo episodio si affronterà il tema della sanità. Si parlerà di ospedali, di medici di famiglia, di medicina territoriale, e altro. Il sistema sanitario italiano è invidiato in tutto il mondo, perchè è un sistema che garantisce la tutela alla salute a tutti i cittadini. In Italia il contributo per far funzionare il sistema sanitario deriva dalla tassazione di tutti i cittadini. Il conduttore Aiello rivolge quindi la prima domanda al Dottor Luciano Flor.

La sanità nel Veneto

Per capire bene la complessità della sanità veneta si vuole procedere immaginando di fare un viaggio con un treno. In ogni stazione in cui il treno si ferma, si troverà una persona virtuale che è rappresentata da una domanda. La prima stazione, dunque, ci pone la prima domanda: cosa cambia tra ospedale e medicina territoriale? Noi sappiamo che l’obiettivo del trasferimento alla medicina territoriale è quello di ridurre la pressione sugli ospedali.

La prevenzione la si può fare sul territorio, ad esempio, e non in ospedale. Ma questa linea strategica, che prevede meno ospedale e più territorio, ha solo una funzione di rendere più efficiente il sistema? O vuole anche ridurre i costi?

Luciano Flor, Direttore Generale Sanità Regione Veneto

“La domanda è molto articolata e anche molto complessa. Io vorrei partire dall’inizio. Io credo che dobbiamo pensare a quale tipo di futuro per i bisogni dei cittadini. E in questo senso vanno le ultime novità di riorganizzazione, anche normativa, della sanità italiana e regionale. Non possiamo pensare di continuare ad intervenire sull’ospedale, magari sulla questione dei posti letto, senza pensare che c’è un’altra metà del cielo che è il territorio, dove noi possiamo fare molte cose.

Non può esserci una riforma dell’ospedale e una del territorio. Quello che è certo è che nel corso del tempo gli ospedali hanno avuto molte riforme. Ed hanno un impianto regolatorio con leggi, che è molto complesso. Ad esempio, solo per i rifiuti dell’ospedale penso ci siano 10 leggi. Quindi noi dobbiamo pensare a disegnare un piano che veda il paziente davvero, come un’unità che a seconda del bisogno del paziente può trovare risposta negli ospedali o nel territorio.

Ho detto gli ospedali li abbiamo più volte affrontati con delle riforme. Io credo che ad oggi, prima di toccare gli ospedali, sarebbe meglio avere ben chiara l’organizzazione del territorio. Questa è nata più che altro sulla capacità a livello locale di interpretare il bisogno. Non c’è uniformità sul territorio a livello nazionale come c’è a livello ospedaliero, almeno dal punto di vista delle regole. Ma poi anche all’interno di una stessa Regione, abbiamo organizzazioni che sono in parte diverse anche sul territorio.

L’assistenza domiciliare integrata (ADI)

Allora quello che ad oggi si prospetta, ed è la riforma che è un po’ spinta dal PNRR, è quella di dare un assetto certo e stabile al territorio. Si vogliono garantire le cure in primis a domicilio, e poi sulle strutture territoriali. Per il Veneto non pare una novità, perchè parlare di assistenza domiciliare integrata (ADI) noi ci siamo abituati. Ma in altre regioni italiane non esiste.

Allora per noi si tratta di riassestare la nostra organizzazione, alla luce di avere anche nuove strutture. Arrivano finanziamenti anche perchè sul territorio si investa su infrastrutture, che siano edifici o collegamenti informatici. Ad esempio si vogliono fare collegamenti con altri settori che erogano prestazioni. E quindi una visione strutturalmente più integrata, e non solo funzionalmente. Non si deve basare solo sulle capacità di un singolo, ma deve essere tutto un tessuto organizzato”.

Uno sviluppo sinergico tra ospedale e territorio

Il Dottor Luciano Flor conclude: “Quindi sviluppo sinergico tra ospedale e territorio, con le due funzioni collegate. Questo perchè il paziente deve avere una continuità tra queste due realtà, che ancora oggi è motivo di dibattito a volte. L’organizzazione esige alcuni cambiamenti anche importanti. Io credo che uno dei capisaldi dei servizi pubblici sia quello di garantire l’accesso in tempo reale ad un cittadino che ne ha la necessità, e questo non può essere solo per l’ospedale”.

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