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La Via Crucis della strage dell’Antonov

Renzo Mazzaro racconta la Via Crucis civile, anzi incivile, legata alla strage dell'Antonov del 13 dicembre 1995

La Pasqua e soprattutto la Via Crucis con la croce portata da due donne una russa e un’ucraina è ormai passata, ma ci sono altre Vie Crucis, altri calvari in corso e uno in particolare riguarda quella dei famigliari della tragedia dell’Antonov, l’aereo diretto a Timisoara il 13 dicembre del 1995 precipitato con 49 persone a bordo a Verona. Proprio in questi giorni la cassazione ha ordinato di rifare l’iter per i risarcimenti e sono passati 27 anni. Ce ne parla Renzo Mazzaro.

“I riti della Chiesa cattolica celebrano la Via Crucis. Io voglio raccontare una Via Crucis laica, che comincia la sera del 13 dicembre 1995 a Verona.

La strage dell’Antonov

Quel giorno nevica, ma l’attività dell’Areoporto Catullo di Verona non viene chiusa. E’ consentito l’atterraggio e il decollo. Parte un aereo diretto a Timisoara, è un volo Charter della compagnia Banat Air, si chiamava, con 49 persone a bordo. 41 passeggeri e 8 componenti dell’equipaggio. Diretto a Timisoara, dove molte aziende venete avevano trasferito la loro attività, al punto che, all’epoca era chiamata l’ottava provincia del Veneto. L’aereo è troppo carico, non riesce ad alzarsi neanche di 2/300 metri e precipita ancora quando è in fase di decollo. Muoiono tutti: 49 persone.

Le accuse dell’inchiesta

L’inchiesta stabilisce che era troppo carico. Aveva 21 quintali di bagagli in più rispetto a quello consentito e soprattutto i piloti avevano rifiutato di fare l’operazione di sbrinamento delle ali, che in quelle condizioni era necessaria, perchè costava troppo. Costava 250.000 lire, cioè 125 euro. La compagnia praticava un’economia fino all’osso e non voleva spendere neanche un centesimo in più.

Vuoi per il carico, vuoi perchè nella fase di decollo la neve più fitta aveva aumentato lo spessore del ghiaccio, l’areo era precipitato. Questo stabilisce l’inchiesta penale che nel 2001 arriva alla Sentenza di Cassazione. Quattro persone sono ritenute responsabili e c’è una responsabilità anche del Ministero dei Trasporti. Il risarcimento alle famiglie delle vittime comincia con i procedimenti civili ed è molto lontano dall’essere concluso.

La Via Crucis civile

Questa Via Crucis civile, anzi bisogna dire incivile, laica ha prodotto nel 2010 la prima sentenza con una responsabilità accertata dal Tribunale dalle compagnie, che però si sono rifiutate di pagare, facendo ricorso nel 2015. Nel 2015 c’è stata una seconda sentenza di appello. Ci sono incroci di responsabilità del ministero, delle compagnie di assicurazione, dell’Aereoporto Catullo di Verona.

Questa sentenza produce addirittura una riduzione drastica dell’entità dei rimborsi. Finché si è arrivati, qualche giorno fa, alla sentenza in Cassazione che ha annullato il processo d’appello e ha ordinato di rifarlo. Quindi la Via Crucis continua.” racconta Renzo Mazzaro.

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