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In vacanza 34,5 milioni di italiani (il 57%), nella maggior parte dei casi sulle spiagge per una decina di notti.

Il 57% degli italiani è stato, è o andrà in ferie, lo dice Federalberghi, aggiungendo che aumentano le vacanze in patria e in settembre, a scapito di agosto.  

Il 2018 è un anno positivo per il turismo: sono 34,5 milioni gli italiani (il 57% della popolazione) che hanno fatto o faranno una vacanza estiva, in aumento dello 0,5% rispetto al 2017, afferma un’indagine di Federalberghi (Comunicato – Estate 2018). Cresce  la spesa media complessiva (viaggio, vitto, alloggio e divertimenti), a 911 euro contro gli 838 euro spesi l’anno scorso, per un giro d’affari di 24,1 miliardi di euro, più 9,5% rispetto ai 22 miliardi dell’estate precedente.

La durata media della vacanza principale resta stabile a 10 notti, nell’80,2% dei casi entro i confini nazionali (in rialzo rispetto al 78,6% del 2017) e al mare per il 67% dei viaggiatori. Seguono la montagna con il 9,5% delle preferenze, le località d’arte al 7,3%, quelle termali (4,5%) e i laghi (3,5%). La metà del 19,3% dei connazionali che si recheranno all’estero lo farà per visitare le capitali europee.

Agosto si conferma il mese leader, scelto dal 60,3% degli italiani per la vacanza principale, in calo però rispetto allo scorso anno (68,4%), a vantaggio di settembre, che fa registrare un 19,5% di presenze, rispetto al 12,4% del 2017. Tra le tipologie di soggiorno, rimane al vertice l’albergo scelto dal 29,3% degli intervistasti, quindi la casa di parenti o amici (22,9%), quella di proprietà (11,8%) e in affitto al 9,9%.

Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca è soddisfatto per l’aumento degli italiani che restano in patria e per lo spostamento dei flussi in favore di settembre: «Questa crescita potrebbe fare da leva e dare un forte input alle politiche di destagionalizzazione che la nostra federazione sostiene da sempre per il bene e lo sviluppo turistico del Paese». Bocca ha sottolineato che il rialzo dell’8,7% della spesa media dipende soprattutto dal costo dei trasporti, considerando che i prezzi dei servizi ricettivi e di ristorazione aumentano solo dell’1,0%.

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