La Voce della Città Metropolitana

Infortuni sul lavoro: l’analisi della CGIA di Mestre

Parliamo oggi di infortuni sul lavoro con il centro studi del CGIA di Mestre. Dalle analisi viene fuori un Veneto in linea con le normative. In generale sono stati fatti dei progressi dal punto di vista delle misure prese per evitare gli infortuni. L'analisi completa con Andrea Vavolo.

Siamo in collegamento con Andrea Vavolo del centro studi del CGIA di Mestre. Il focus di oggi riguarda, purtroppo, gli infortuni sul lavoro. Sono stati davvero tantissimi da quando ha ripreso l’attività dopo lo stop causato dalla pandemia, e soprattutto l’escalation è stata terribile nell’ultima settimana. Il Veneto ha avuto ben 3 vittime. Le ricordiamo: Daniele Zacchetti, veneto ma schiacciato da una gru a Trieste; Giuseppe Taccin di 65 anni a Resana, lavorava ad un tornio nella sua azienda; e poi Aldo Trabucco a Schio, che è caduto dal tetto. E poi ci sono le 3 morti della gru che è crollata a Torino. Sono sempre morti anche se non riguardano il Veneto. La CGIA di Mestre ha elaborato una statistica, un focus su questa situazione davvero tremenda. È peggiorata ripsetto al 2019?

“Diciamo che i dati del 2021 sono dati in crescita praticamente. Questo avviene ogni volta in cui c’è un calo. Il calo è quello del 2020. D’altra parte l’impatto mediatico della cosa è dovuto anche al fatto che ogni volta che si affronta questo tema è il momento in cui si ha a che fare con infortuni di tipo mortale. Quindi con un impatto molto forte. La situazione è molto complessa. Per comprenderla bisogna allargare un po’ lo sguardo e fare un’analisi sui dati medi annuali. Se io vado a prendere questi dati, vedo che a livello annuo medio, in Italia abbiamo sui 144.000 infortuni in generale; di cui 1200 mortali.”

Questo negli ultimi dieci anni? Una media

“Questo negli ultimi anni pre-covid. Dal 2016 al 2019. Una media un po’ allargata. Giriamo sempre su queste cifre che oscillano, ma i valori son sempre quelli. A livello di Veneto siamo a 76.000 infortuni di cui 115 mortali. Provincia di Venezia, 126 di cui 16 mortali.”

Quindi l’impennata che ci ha fatto molto impressione in questi giorni, rientra nella media?

“Bisogna stare attenti perchè nei numeri degli infortuni adesso vengono contabilizzati anche quelli da covid. Il 2020 per cui ha un calo degli infortuni come numero dell’ 11%. Se però levo via quelli da covid addirittura il calo è del 29%. Le persone che sono morte per infortunio mortale, sono addirittura aumentate. Ma questo è dovuto al fatto che vengono considerate le persone morte a causa della malattia. Levandole ho un calo del 10%. Le statistiche del 2021 sono disponibili fino ad ottobre e sembrano dirci che ritorniamo alla situazione del 2019. Bisogna poi vedere alla fine dell’anno, quando verranno rese stabili, depurandole degli effetti del covid.”

Quindi la sensazione è che tutti si siano dati un gran da fare per recuperare il tempo perduto; e magari nella fretta hanno fatto degli errori. Oppure addirittura delle aziende che per recuperare i costi, hanno risparmiato sulle misure di sicurezza. È una sensazione sbagliata; in realtà non è cambiato nulla. Se prima investivano poco nella sicurezza anche ora non investono allo stesso modo. Quindi non c’è stato un cambiamento di atteggiamento nei confronti di questo problema.

“Diciamo che è difficile coglierlo guardando solo gli infortuni mortali. Perchè i numeri grosso modo tendono ad appiattirsi sulle cifre che ho detto prima. Per guardare con sufficiente respiro bisognerebbe fare una statistica decennale. Se fai una statistica decennale; scopri che negli anni ’50 e ’60 i morti sul lavoro erano 4.000. Negli anni ’70 erano 3.000. Anni’80 erano 2.000. Gli infortuni erano oltre il milione. Adesso quindi siamo su cifre che sono diminuite. In ogni caso sono cifre gravi; 1.200 morti in un anno vuol dire 3 morti la giorno. Che però qualcosa è cambiato.”

È grave anche quando muore una sola persona. Però diciamo che sono stati fatti dei progressi dal punto di vista delle misure prese per evitare gli infortuni. Nella storia tutti i grandi monumenti hanno mietuto vittime incredibili; anche perchè poi nella storia raccontano che davano anche degli alcolici per dare loro un po’ più di forza; può capitare che qualcuno perdesse l’equilibrio anche per quello. Rispetto alla storia si sono ridotti di molto.

“Però son sempre numeri terribili. Chiaramente lo sviluppo della tecnologia, una maggiore sensibilità ed un cambio culturale ha avuto il suo peso. Chiaramente però non è sufficiente questa situazione. Sicuramente situazioni di stress, di super lavoro; soprattutto anche la riduzione dei margini, porta le aziende a non rispettare le norme. Questo tuttavia giustifica ma non assolve. Noi in Italia abbiamo una legge sulla sicurezza; che stabilisce norme precise in termine di norme di sicurezza, responsabile di sicurezza e impone dei corsi. Certo, bisogna continuare su questa strada a livello di informazione, di formazione e purtroppo anche di controlli. Questo è un tasto dolente perchè in Italia abbiamo circa 4.000 persone preposte ai controlli.

Adesso parlano di un’ulteriore assunzione di un migliaio circa. Chiaramente però su una platea di imprese rilevante, la cifra è piccola. È chiaro che queste persone per riuscire a fare qualcosa dovranno essere molto ben formate; e avere a disposizione delle banche dati, attraverso le quali andare ad individuare situazioni particolari di rischio sulle quali intervenire. Questo è sicuramente da fare. Ci son stati proprio di recente dei cambiamenti normativi che impongono ulteriori obblighi formativi e allargano gli obblighi di chi è preposto alla sicurezza. Addirittura li obbliga ad intervenire attivamente arrivando anche a sospendere l’attività, nel momento in cui non vengono rispettate le prescrizioni.”

Fino a che punto influisce anche il fatto che collabora poco il lavoratore? Perchè ci sono dei cantieri in cui per esempio si dovrebbero usare delle scarpe che proteggono il piede che sono difficili da usare e scomode; ci sono delle persone che tendono a rifiutare questi dispositivi perchè troppo difficili o scomodi? C’è questa componente o è tutta colpa dell’imprenditore?

“Sicuramente ci sono anche queste componenti. È sbagliato far di tutta l’erba un fascio. Ci sono dei lavoratori messi in difficoltà dal datore di lavoro; e ci sono lavoratori che non rispettano le prescrizioni che vengono date. Esiste un po’ di tutto. Ci sono poi attività e luoghi in cui si è più ligi alla normativa e altri in cui viene meno osservata. Questo è un po’ dappertutto.”

Il Veneto in questo panorama nazionale come è messo?

“Io non ho studiato in maniera puntuale il Veneto per quello che riguarda infortuni sul lavoro. Per l’esperienza che ho io, quando analizzo dati statistici sul Veneto; ne viene una regione abbastanza in linea con la normativa. La nostra storia ci porta a rispettare la normativa. Questo lo vedo quando vado ad analizzare i dati fiscali. Il Veneto tende ad essere fedele alla normativa. Sarà che il nostro modus operandi ci ha portato a questo. Per esempio, il lavoro irregolare in Veneto è tra i più bassi d’Italia. Abbiamo il 9% di tasso d’irregolarità contro il 12% a livello nazionale. La Calabria è oltre il doppio del nostro livello. Dove ci sono degli indicatori, si vede che il Veneto è abbastanza a posto.”

Quindi è il lavoro regolare dove c’è più rischio?

“Chiaramente là assumono direttamente le statistiche. Poi c’è anche l’aspetto del lavoro irregolare che non va sottovalutato. Da una parte c’è necessità di dare ulteriori adempimenti alle aziende. Aziende che però sono oberate da un carico burocratico eccessivo. C’è anche un costo del rispetto della sicurezza. Dall’altro c’è la necessità di preservare queste aziende. L’azienda di fronte all’impossibilità di far fronte ad una riduzione dei margini importanti, legate ad un incremento del costo dell’energia e anche delle materie prime. Incombenze in continuo aumento. Contemporaneamente ci sono queste incombenze sulla sicurezza, necessarie, che però si aggiungono.

Quando un imprenditore deve sopravvivere, è chiaro che cerca di fare il possibile. Positivo è il fatto che il codice per gli appalti nella nuova versione, è introdotto un concetto di offerta economicamente vantaggiosa, cercando di superare il massimo ribasso. Chiaro che negli appalti pubblici metto il massimo ribasso, metto l’imprenditore di risparmiare dove può. Là dove deve stare sul mercato. Importante è non arrivare a questo tipo di situazioni. Alle nostre aziende vanno quindi imposti degli obblighi e devono essere controllate. Vanno però anche protette. Nel momento in cui viene meno questa protezione, li metti nelle condizioni di non adempiere, è chiaro che poi l’irregolarità si verifica.”

Il settore dell’agricoltura dicono che sia quello che miete più vittime.

“Si il settore dell’agricoltura insieme a quello dell’edilizia sono quelli che mietono più vittime. Dalle analisi precedenti che avevamo fatto, abbiamo visto che c’è una tendenza alla diminuzione degli infortuni. Dove per infortuni intendo la totalità degli infortuni. Soprattutto quelli di maggior peso. Abbiamo analizzato tutto il Veneto e abbiamo visto che c’è una tendenza a ribasso. Qualcosa quindi si sta muovendo.”

Anche perchè insomma la manodopera i lavoratori la cercano con il lumicino; adesso c’è quindi una maggiore attenzione da parte dell’imprenditore del tenersi care le maestranze. Grazie Andrea Vavolo. Questo è l’ultimo focus dell’anno quindi tanti auguri alla CGIA e a te. Noi ci rivedremo a gennaio.

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