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Il peso della contraffazione per la Riviera del Brenta

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Siro Badon, Presidente dell’Acrib, ci parla di un contratto che legalizza il rapporto tra azienda e terzisti per difendersi dalla produzione clandestina soprattutto in Riviera del Brenta

C’è stato un periodo storico che grazie alla Rai la Riviera del Brenta era conosciuta più per l’illegalità dei lavoratori clandestini invece che per i prodotti che venivano realizzati. Questo massacro mediatico ha messo all’erta la zona e, dopo aver parlato con le Istituzioni, la Camera di Commercio, le Confindustrie e gli artigiani, è stato messo in piedi un contratto.

L’obiettivo è legalizzare il rapporto tra aziende e terzisti. Sono stati fissati dei minimi sotto ai quali non si può andare e ogni sei mesi questi contratti vengono rinnovati e prima di saldare le fatture vengono richiesti il Durc, l’F24, e l’iscrizione alla Camera di Commercio. Così si è riusciti, almeno a livello mediatico, a sradicare un problema che c’era in Riviera.

Bisogna anche mettersi nei panni di chi non può più comprarsi quello che gli piace, ma deve accontentarsi di ciò che può permettersi. Il problema però dovrebbe essere quello di salvaguardare le importazioni e sapere cosa si importa e non pensare di concedere ai cinesi di fare coi loro prodotti un’economia di mercato.

C’è stata una stagione in cui la Guardia di Finanza, assieme a Polizia e Carabinieri, sono riusciti a scovare nella Riviera del Brenta molti laboratori clandestini, che oltretutto schiavizzavano i loro lavoratori e producevano tanti prodotti. I rapporti con le Forze dell’Ordine e le Associazioni di Categoria sono una buona strategia per la prevenzione della contraffazione.

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