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I Sex Pistols redivivi in una serie tv di Disney

Annunciata una serie tv (sei episodi) dedicata alla breve storia dei Sex Pistols, uno dei gruppi punk più famosi, sarà diretta da Danny Boyle.

Una serie tv prodotta per FX (di proprietà della The Walt Disney Company) racconterà ascesa e caduta della band inglese dei Sex Pistols, uno dei gruppi punk più famosi della storia del rock, nonostante una carriera durata solo tre anni.

A dirigere i sei episodi, scritti sulla base delle memorie del chitarrista Steve Jones pubblicate nel 2018 con il titolo Lonely boy: Tales from a Sex Pistol, è stato chiamato Danny Boyle, regista di “Trainspotting”, poi premio Oscar per “The millionaire”, che torna a un progetto legato alla musica, dopo “Yesterday” dello scorso anno.

I Sex Pistols sono protagonisti della serie tv “Pistol”

Protagonisti della serie – che si intitolerà “Pistol” e le cui riprese inizieranno il 7 marzo – saranno Toby Wallace nel ruolo di Steve Jones, Anson Boon in quello del cantante John Lydon, Louis Partridge nei panni del bassista Sid Vicious, Jacob Slater impersonerà invece il batterista Paul Cook e Fabien Frankel il primo bassista Glen Matlock.

«Racconteremo il momento in cui la società e la cultura inglesi sono cambiati per sempre», ha dichiarato (QUI) Boyle, spiegando: «E’ questo il punto di detonazione della cultura inglese di strada, in cui gente comune potè avere un palco su cui sfogare la propria furia e mostrare il proprio stile… E al centro della band c’era questo giovane cleptomane affascinante quanto ignorante, un vero e proprio eroe dei suoi tempi, Steve Jones».

La serie racconta la loro ascesa verso il successo 

La sceneggiatura racconta l’ascesa verso il successo della band, a cominciare dai primi passi nel negozio SEX in Kings Road gestito dalla celebre Vivienne Westwood e dal loro futuro produttore Malcolm McLaren, fino all’affermazione di Never mind the bollocks, l’unico album di studio. Il singolo più celebre, God save the queen, messo al bando dalla BBC raggiunse il numero uno della classifica della rivista NME, mentre non superò mai il secondo posto in quella ufficiale, dove il titolo venne sempre omesso per non offendere la monarchia.

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