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Graziella Peroni Lazzari: il problema della disabilità nelle scuole

Graziella Peroni Lazzari, presidente di ANFFAS Mestre e de Veneto, presenta il problema della mancanza degli insegnati

Graziella Peroni Lazzari, presidente di ANFFAS Mestre e del Veneto. L’ANFFAS Mestre Onlus prosegue l’attività come associazione di famiglie di disabili intellettivi e relazionali, presente nel territorio dal 1981.

La mission ANFFAS

L’associazione non ha fini di lucro e si ispira alla legislazione sul volontariato, svolgendo la propria attività in base al principio di solidarietà sociale con prestazioni volontarie, spontanee e gratuite, in armonia con principi costituzionali che garantiscono i diritti inviolabili di ogni individuo, rispondendo alle necessità di tutti i disabili del territorio che ad essa si rivolgono.

Le parole di Graziella Peroni Lazzari

“È un momento difficile per tutti, ma lo è ancor di più per le persone che hanno difficoltà. L’espressione, il linguaggio, hanno un potere eccezionale per garantire alla persona di farsi ascoltare, di farsi capire e di chiedere aiuto.

I nostri ragazzi hanno subito imparato la routine del triage in questo periodo di pandemia, anche se la cosa più difficile per loro è tenere la mascherina addosso.

Nel momento in cui una famiglia scopre di avere un figlio/a con una disabilità, come ad esempio l’autismo, si fa sempre fatica a fare una diagnosi precoce, proprio perché non è visibile e non ha specifiche caratteristiche fisiche.

La famiglia soprattutto nell’età infantile ha bisogno di sostegno nel momento in cui scopre che il proprio figlio ha una disabilità.

Per cui le elementari, le medie, le superiori sono percorsi che affrancano qualche volta il bambino in difficoltà oppure lo allontanano dalla socializzazione.

Per quanto riguarda lo smart working nelle scuole, in questo periodo di pandemia, risulta difficoltoso seguire le lezioni per un ragazzo disabile. Hanno bisogno di una persona che lo segue, che gli stia accanto.

I problemi legati alla mancanza di insegnati di sostegno non è tanto dovuta al covid-19, ma c’era già prima. Ad esempio mia figlia ha 31 anni e io avevo all’epoca già la mancanza di sostegno.

Faccio una vita difficile come due milioni di famiglie in Italia hanno figli colpiti da una disabilità interattiva relazionale.

Quando compi 18 anni e quindi diventi maggiorenne perdi tutte le possibilità di usufruire servizi. Questo è il grande problema del sistema che ci circonda.

L’investimento economico è enorme: pensate cosa voglia dire pagare una sola insegnate di sostegno per venti ore di seguito.

Si investe solo dai 0 ai 18 anni. Dopo i 18 si pensa di mettere una stella a cinque punte e mandarli solo dove sono i disabili, nulla di più. Stiamo tornado indietro a grandi passi”.

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