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Giovanni Mainolfi: i cinesi non pagano le tasse in Italia

Giovanni Mainolfi ci parla delle problematiche legate alle pratiche d'impresa dei cinesi. La maggior parte non paga le tasse e c'è la paura che gli alberghi possano finire a loro.

Giovanni Mainolfi, Comandante Regionale del Veneto Guardia di Finanza, è stato nostro ospite e ci ha parlato sulla questione dell’imprenditorialità cinese e le sue problematiche. La maggior parte degli imprenditori vogliono solo assorbire risorse dall’Italia senza remunerare il paese.

Le dichiarazioni di Giovanni Mainolfi

“Oltre 10000 imprenditori imprenditori, con un volume di affari di 33 milioni euro, sono presenti in Italia. Ma è stato calcolato che la maggior parte dei ricavi, quasi 570 milioni, finisca in Cina. Quindi le tasse in Italia non sono state pagate”.

“Qui viene violato l’articolo 53 della Costituzione. Oltre il 60% delle attività cinesi del Veneto non dichiarano più di 5000 euro all’anno, una cifra irrisoria”. Ci spiega Giovanni Mainolfi.

Il metodo usato

“il metodo si chiama “apri e chiudi”. Avviene sostanzialmente che l’attività cessa nel giro di massimo 3 anni e il soggetto imprenditore scompare, cosicché le autorità non possono applicare gli adeguati controlli”.

“Qualcuno ci contesta il non uniformarsi delle banche all’uso di applicazioni o metodi, ad esempio WeChatPay o AliPay, usate in Cina. Ma il problema dove sta? Le due applicazioni permettono il pagamento tra soggetti che hanno conti corrente in Cina. Ma se un cittadino cinese venisse a Venezia e pagasse un caffè con questa applicazione, l’accredito viene versato direttamente sulla banca in Cina. Quindi per il Fisco italiano è impossibile tracciare l’operazione e di conseguenza tassarla”.

Le problematiche legate agli alberghi

“Non c’è nessun pregiudizio verso gli imprenditori cinesi o stranieri che vogliono investire in Veneto e in Italia. Il problema risiede che molti di questi soggetti vogliono solo spolpare il settore del turismo, senza reinvestire o pagare le tasse”.

“Si viene in Italia, si consuma qualche cosa però non si paga il paese ospitante. La Costituzione prevede che l’attività economica debba andare di pari passo con il fine sociale. Ma in questo caso il fine sociale non esiste.”

I metodi per contrastare non sono adeguati

“Facendo l’esempio delle licenze per il commercio ambulante, la maggior parte delle volte il titolare non viene trovato, ma si trovano delle persone che in nome e per conto del titolare esercitano l’attività commerciale. Si potrebbe introdurre un principio di solidarietà: se il gestore del banco commette un reato, ne sarà colpevole anche il titolare della licenza”.

“Per chi arriva dall’estero per aprire un’attività imprenditoriale , senza una storia economica precedente, si potrebbe introdurre una cauzione che duri 1-2 anni da versare allo Stato. In questo modo lo Stato potrà rivalersi verso questo imprenditore”. Conclude così Giovanni Mainolfi, Comandante Regionale del Veneto Guardia di Finanza.

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