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Finta cieca deve restituire 100 mila euro

Scoperta una falsa cieca, fermato un tir con 21 tonnellate di alimenti senza etichette, arrestate 4 persone per un giro di evasione fiscale

 

Scoperto un falso cieco che ha incassato 100 mila euro in 8 anni a Venezia. Fermato un tir dell’est europa lungo la Romea con 21 tonnellate di alimenti senza etichette. Arrestate 4 persone per un giro di evasione fiscale legato alla vendita di pellet a Rovigo. E’ il bilancio stilato nelle ultime 24 ore dell’intensa attività di indagine e controlli della Guardia di Finanza nel Veneto.

Il caso della falsa cieca

Il caso più clamoroso è l’individuazione, attraverso pedinamenti, di una donna di Marcon, che dal 2015 è stata riconosciuta completamente cieca e ha ottenuto dall’INPS l’assegno assistenziale fino ad oggi, ma che, in realtà, pareva in grado di compiere in totale autonomia le attività di vita quotidiana. I militari in particolare l’hanno vista entrare negli esercizi commerciali, scegliere i prodotti dopo aver attentamente letto le etichette e la procura di Venezia, dopo i riscontri medici ha chiuso le indagini. Ora il maltolto dovrà essere restituito.

21 tonnellate di alimenti senza etichetta

I finanzieri di Rovigo invece hanno fermato lungo la statale Romea un camion con targa rumena che stava portando ad un’azienda italiana specializzata nel commercio di prodotti alimentari del centro Italia oltre 20 tonnellate di birra, bevande alcoliche, dolciumi, carni e salumi senza etichetta e dunque senza il tracciamento della provenienza. Ed è scattato il sequestro e la sanzione. L’immissione nel mercato italiano di questa partita sarebbe stato un duro colpo per chi pratica la concorrenza leale.

Giro di evasione fiscale

Infine i finanzieri di Padova e Rovigo hanno iscritto nel registro degli indagati 11 persone, di cui 4 sono state sottoposte agli arresti domiciliari e sequestrato oltre un milione e mezzo di euro. L’organizzazione commerciava in pellet e legname e, usando una società con sede a Casale di Scodosia come paravento, di fatto inviava il denaro tramite bonifici a società slovene e croate. L’azienda padana era destinata al fallimento. Il giro di evasione è riconducibile ad un 75enne di Rovigo, legato ad una cosca dalla ‘Ndrangheta.

 

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