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Emergenza nella pesca veneta: il settore è ad una svolta

Tra tutte le emergenza c'è né una in particolare di cui si parla in questi giorni lungo la costa: la pesca. Sta emergendo durante gli stati generali, iniziati il 5 luglio a Chioggia e che si concluderanno a Venezia l'8, una sofferenza diffusa non soltanto legata al caro gasolio.

E’ emergenza anche nella pesca veneta, si parlerà di questo l’8 luglio nella scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia. Nell’ultima giornata degli stati generali del settore, organizzati dalla regione Veneto e iniziati il 5 luglio. Non venivano convocati da sette anni, nel frattempo il settore ha subito un drastico ridimensionamento.

Alessandro Scarpa Marta, Delegato del Sindaco di Venezia per i rapporti con le isole e la pesca

“Nell’estuario veneziano, nel comune di Venezia a Pellestrina, San Pietro in Volta e Burano purtroppo i pescatori sono diminuiti di tantissimo. Basta pensare che nell’isola di Pellestrina, in alcune cooperative da circa 700 pescatori negli anni ’90, siamo arrivati a 250, quindi un calo drammatico”.

Emergenza nella Pesca veneta

La pesca veneta conta 3100 imprese, con 4500 addetti in mare. Aziende che il caro gasolio ha messo in ginocchio, ma ci sono molti altri problemi. La pandemia è stata forse il male minore per i pescatori veneti. In qualche modo allentate le restrizioni, il pesce è stato pescato e venduto. Magari non nei ristoranti, ma nei supermercati.

Quello che i pescatori stanno soffrendo da anni invece è il saccheggio del mare. Avvenuto con i cambiamenti climatici, i gasteropidi che fanno strage di vongole e le alghe che le soffocano. E poi i pescatori che non rispettano il fermo pesca, e non sempre sono italiani. Non tutti sfruttano il mare, anziché amarlo. Lungo la costa veneziana i pescatori si sono organizzati per ripulire il mare dalle reti.

Alessandro Scarpa Marta, Delegato del Sindaco di Venezia per i rapporti con le isole e la pesca

“Va anche detto che ci sono alcune novità sul nostro territorio del Comune di Venezia, da qualche anno siamo uno dei pochi Comuni in Italia dove i pescatori si sono fatti promotori per avere a disposizione dei cassonetti per la raccolta delle reti da pesca. Reti che purtroppo fino a qualche anno fa finivano in mare, sui fondali e sulle spiagge. Loro stessi hanno fatto la battaglia, insieme a noi del Comune di Venezia, per avere questi cassonetti, con ognuno la propria chiavetta per raccogliere le reti. Quindi tutte questi reti da pesca vanno raccolte e smaltite per tenere l’ambiente pulito”

Temi nei primi tre incontri

Rimare il problema di capire fino a che punto la pesca veneta è sostenibile. C’è chi vede nel futuro soprattutto acqua-coltura, ma ci vogliono finanziamenti. Questi i temi sul tappetto nei primi tre incontri, in programma a Chioggia, Porto Tolle e Caorle. Ma non sempre le regole dell’Unione Europea, che valgono per tutti, sono utili alla laguna e di questo si parlerà a Venezia venerdì.

Alessandro Scarpa Marta, Delegato del Sindaco di Venezia per i rapporti con le isole e la pesca

“Se le soluzioni arrivano dall’Europa, che neanche sanno dove si trova la laguna di Venezia e non conoscono il territorio, questo non va bene. Ci vuole il dialogo con i pescatori che mandano avanti questa tradizione e questo lavoro. Ci sono delle specificità, delle misure e di un tipo di pesca diverso nello stesso Comune. Sottolineo ed evidenzio il fatto che per far rispettare queste regole e cercare di trovare delle soluzioni, si deve parlare con i pescatori, con le categorie, cioè con chi se ne intende e con chi è nato sul territorio. Anch’io, oltre che essere il delegato del Sindaco alla isole e alla pesca, sono figlio di una generazione di pescatori, e ne sono orgoglioso. Per questo dico bisogna parlare con le persone competenti, con le associazioni di categoria e con i pescatori, per trovare delle soluzioni.”

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