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Edgardo Contato: il PNRR e le case della comunità

"Se noi non prendiamo il PNRR come un'opportunità storica, abbiamo sbagliato tutto" afferma il Dr. Edgardo Contato

Il conduttore Alfredo Aiello presenta la puntata parlando di case di comunità. Si chiede se, una volta costruiti questi edifici fisici, ci sia il rischio che manchi il personale per farli funzionare. E pone il quesito al Dr. Edgardo Contato

Edgardo Contato, Direttore Generale Ulss 3 Serenissima

“Lei ha colto perfettamente la mia posizione. Allora, sempre partendo dal problema della pandemia, abbiamo imparato una cosa: la tecnologia oggi è in grado di fare cose splendide.

Prima il Dr. Noce sottolineava il fatto che: non avevamo dispositivi medici. Infatti, i primi giorni, quando ci siamo incontrati, perchè ci siamo conosciuti in quel periodo con il Dr. Noce, proprio a Rovigo. Non c’era niente per nessuno. Ma, nel giro di pochi mesi: abbiamo avuto le mascherine, i camici, i ventilatori. Poi, in 6 mesi, abbiamo avuto un vaccino, cosa che la tecnologia ci ha messo a disposizione.

Cos’è che ci sono mancati? Infermieri e medici. Allora, mi riaggancio alla domanda. Noi, per fare le case della salute, per identificare secondo standard: dei contenitori e delle tecnologie da mettere lì, ci arriveremo. Poi, la Regione Veneto, con la nostra sanità, è una sanità efficiente ed efficace. Per quanto riguarda il costruire queste entità: io non ho dubbi. Ci arriveremo. Il problema grande saranno le competenze e sarà la sanità a metterle sul territorio secondo queste nuove modalità.

Perchè se noi non prendiamo il PNRR come un’opportunità storica, abbiamo sbagliato tutto. Noi dobbiamo partire da questa vicenda, proprio per reimpostare una sanità nuova. E, calarla giustamente sul territorio.

Allora, pensare che sia una struttura: 4 muri, un pò di tecnologia dentro che risolve il problema, è troppo banale. Noi dobbiamo avvicinarci al 2026, che sarà il giorno in cui noi dovremmo aprire i cancelli di queste nuove entità, con un progetto nuovo di sanità. Dove, quello che abbiamo maturato in questo periodo, è qualcosa di importante.

Il fatto di mettere assieme le sinergie, il valorizzare le competenze, lo sperimentare nuove soluzioni organizzative; questo sarà il grande valore aggiunto che noi dovremo mettere in campo.

Noi, Venezia,  per affrontare la pandemia: ci siamo inventati il vaporetto. Siamo andati casa per casa. Pensare che la sanità di Venezia sia la stessa che noi possiamo fare, anche nella stessa Azienda 3, tra Mestre e Venezia è improponibile. Noi, a Venezia, stiamo già pensando alla casa della salute o della comunità. Ma come? Mandando gli infermieri a casa delle persone. Noi stiamo portando avanti il lavoro degli infermieri di famiglia, su Venezia.

Questo nell’ambito dell’avvicinare i servizi ai cittadini. Mandiamo il dentista a casa dell’anziano, perchè questo è fare la casa della comunità. E che la città sia in grado di gestire la salute dei cittadini.

Non è attraverso un luogo che tu fai i servizi”.

Le case di comunità

Il conduttore interviene chiedendo al Dr. Edgardo Contato se sia possibile che nasca una sorta di discriminazione nei confronti delle periferie. Dal momento che si prevede la presenza di queste case della comunità in zone prevalentemente abitate.

“Lì sono le competenze che fanno la differenza. Sono: la presenza dei medici, la presenza degli infermieri, la presenza dei tecnici. Di quelle figure che servono per dare una risposta ai bisogni dei cittadini. Non sono le strutture che danno la risposta. Sono le persone. Ed è quello che sottolineava anche prima il Presidente dell’ordine. Noi dobbiamo avere medici preparati, dobbiamo avere infermieri, dobbiamo avere tecnici di radiologia. Perchè, a Venezia, lei la conosce meglio di me, andare a fare assistenza ad un anziano che si trova in una casa, magari senza ascensore, portarlo in ospedale per fare una radiografia è una cosa drammatica.

È più facile andare con un apparecchio radiografico a fargli una radiografia, o un’ecografia, al capezzale. Ecco che allora noi dobbiamo fare: degli infermieri, o dei tecnici che sono in grado di supportare. Dobbiamo avere quelle tecnologie che mettono in relazione queste persone, queste competenze, con i medici di medicina generale, con le strutture ospedaliere e con la casa della comunità.

Quindi, mi riaggancio a quello che dicevo prima. Noi dobbiamo mettere a frutto l’esperienza maturata in questi due anni, dove, le tecnologie sono state di aiuto prezioso alla sanità. Proprio per far sì che il progetto che andremo a realizzare tra qualche anno, sia un progetto compiuto. Che non veda solo la struttura, ma che veda le competenze e i territori ha concluso Edgardo Contato”.

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