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Fincantieri: “190 operai sfruttati”, dirigente nega tutto

Sarebbero stati quasi duecento gli operai pagati 5 euro all'ora e ricattati con la minaccia di licenziamento e di mancato rinnovo del permesso di soggiorno. Un dirigente della Fincantieri nega tutto e minaccia querele per diffamazioni

190 i lavoratori sfruttati, 34 gli indagati, 19 le imprese coinvolte che lavoravano alla costruzioni delle grandi navi in subappalto indagate. 12 i dirigenti della Fincantieri sotto accusa. Emergono i primi numeri che danno la dimensione del livello di sfruttamento della manodopera dello stabilimento veneziano del colosso della cantieristica secondo le indagini della guardia di finanza coordinate dalla Procura di Venezia.

Lo sfruttamento alla Fincantieri

Gli operai, secondo gli investigatori, e i loro testimoni sarebbero stati trattati con criteri degni dei primi anni del ‘900. Erano quasi duecento, tutti stranieri e costretti ad accettare compensi davvero insostenibili per godersi una vita dignitosa. Anche 5 euro all’ora. Pena la perdita del lavoro o il mancato rinnovo del contratto di lavoro necessario per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.

Sulla carta lo stipendio era quello previsto dagli accordi sindacali. In realtà però gli operai dovevano restituire una somma che, secondo le dichiarazioni raccolte da un imprenditore bengalese Ali Md Suhag deciso a collaborare dopo l’arresto, veniva usata per incrementare fondi neri utili a pagare le mazzette dei dirigenti.

Gli accusati

Uno dei dirigenti accusati ha negato definendosi vittima di calunnie per un appalto non dato. Si è riservato azioni legali contro tutte le dichiarazioni diffamatorie. Suhag, che sarà processato il 5 dicembre per sfruttamento di manodopera con il fratello, avrebbe accettato di spiegare come funzionava il sistema aggiungendo racconti curiosi come quello riguardante i furgoncini carichi di costosi regali destinati a dirigenti e funzionari che entravano a natale all’interno del cantiere.

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