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Danilo Leo Lazzarini: cosa si nasconde nel sottosuolo di Sant’Elena?

Alla scoperta di Venezia seguendo le tracce lasciate dalla peste. E' una nuova avventura di Danilo leo lazzarini scrittore, stuntman, consulente storico e attore impegnato nelle rievocazioni con l'obiettivo di trovare analogie e magari ricette per uscire dalla pandemia guardando a ciò che ha fatto la Serenissima. Sapevate ad esempio cosa si nasconde nel sottosuolo di Sant'Elena?

Danilo Leo Lazzarini è intervenuto per raccontarci, come suo solito, una storia di Venezia, che ci possa far riflettere in questo periodo di pandemia.

La peste del 1630 a Venezia che portò via la metà della popolazione

“Ciao a tutti sono Danilo Leo Lazzarini e forse qualcuno mi conosce già perché di solito racconto storie della nostra gente, della storia dei veneti e di Venezia. Oggi voglio raccontarvi, in questo periodo di funesta pandemia, un fatto che pochissimi veneziani conoscono. Siamo nel 1630, Venezia è colpita dall’epidemia forse più grande che abbia mai avuto. Morì la metà della popolazione, il 45% circa e si diceva che i morti erano così tanti che si accumulavano nelle chiatte e nelle barche, tanto è vero che non c’erano neanche più i rematori, colori i quali devono gestirle.

Il rio di Sant’Antonio diventato una fossa comune

“In quel rio di Sant’Antonio di Castello, sulla punta dei Giardini, si accumulavano tantissimi corpi nelle barche che nessuno era in grado di portare via. Si riunirono i maggiorenti, nell’idea di trovare qualcosa da poter fare per poter smaltire i corpi non a danno della città e non con molti costi perché le casse dello Stato erano esauste. Qualcuno pensò di bruciare i corpi. Però era difficile bruciarli sulle chiatte immerse nell’acqua. Era anche difficile sollevarle per portarle da un’altra parte. Allora al protomedico venne l’idea di interrare, seccare il rio di Sant’Antonio e di coprire di calce, di sabbia i corpi e le chiamate. Trasformando così quel canale in una grande fossa comune”.

“Ecco quello che volevo dirvi è che quando andremo tutti a correre, a mangiare e a fare picnic nei giardini della punta di Sant’Elena, ricordate che in quel punto, stiamo calpestando le ossa dei nostri antenati. Oltre a tutto questo, sempre nel 1630, un terremoto rovinò il tempio di Maometto a La Mecca”. Conclude così per noi il racconto Danilo Leo Lazzarini.

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