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Daniela Costantini e il problema del moto ondoso a Venezia

Venezia torna una città attrattiva sul piano della qualità della vita, data il balzo di 17 posizioni nella classifica del sole 24 ore. La città ora è al sedicesimo posto per il basso numero di automobili ogni abitante e una grande offerta di trasporto pubblico, ma non occupa la top ten insieme a Treviso e Verona per il caro affitti. A sentire i regatanti sono anche altre le criticità. Ne parliamo con Daniela Costantini della Voga veneta Mestre e portavoce delle remiere cittadine.

Venezia torna una città attrattiva sul piano della qualità della vita, dato il balzo di 17 posizioni nella classifica del sole 24 ore. La città ora è al sedicesimo posto per il basso numero di automobili per abitante e una grande offerta di trasporto pubblico. Non occupa la top ten assieme a Treviso e Verona per il caro affitto e, a sentire i regatanti, sono anche altre le criticità. Ne parliamo con Daniela Costantini della Voga veneta Mestre e portavoce delle remiere cittadine, nonché Presidente della Voga Veneta Mestre.

L’abbiamo scelta perché è una donna. Abbiamo poche donne in questo nostro che dedichiamo al TV perché quasi sempre sono gli uomini che sono sempre al centro delle istituzioni. Ci pareva giusto avere anche lei, che è una delle 5 persone che sono il punto di riferimento di un movimento che si è mosso in questi giorni e che ha organizzato una manifestazione di protesta sul Canal Grande, contro il moto ondoso. Lei fa parte di questo mondo di amanti delle regate di Mestre. È molto legata all’acqua, anche se non è di Venezia e ha delle cose da dire su come dovrebbe cambiare radicalmente il mondo dei natanti a Venezia.

Daniela Costantini, grazie per questo collegamento. Ci dica perché avete deciso di muovervi contro il moto ondoso, in un momento in cui le grandi navi non ci sono più.

“Non è certo un giorno che chiediamo di porre l’attenzione su questo problema. Non si vuole certo mettere il crisi la situazione difficile che si è creata attraverso l’emergenza sanitaria del Covid-19. Essendo da molti anni che cerchiamo di porre l’attenzione ai nostri problemi, cerchiamo di dare continuità a queste nostre richieste. Abbiamo cercato, specialmente negli ultimi 2 anni, di muoverci oltre le solite istanze che compaiono attraverso la nostra manifestazione prima che è la Vogalonga, oppure attraverso gli altri momenti di aggregazione nautica naturale che sono le regate. È per questo che qualche giorno fa, ci avete visto nel Bacino di San Marco, ad urlare le nostre richieste” ha detto Daniela Costantini.

Certo, quindi con mascarete, gondole, sandoli, caorline e tutto il mondo delle barche a vela, barche al terzo. tutte barche che vanno con motore naturale dei muscoli. Non usano motori a propulsione, elettrici o con carburanti inquinanti. Anche se si dovessero utilizzare dei motori elettrici, il modo ondoso si creerebbe lo stesso. C’è la possibilità di coinvolgere tecnici, universitari, scienziati, per riuscire a trovare la quadra del moto ondoso a Venezia?

“Sicuramente sappiamo che non si può annullare, infatti si sviluppa anche in maniera naturale. Non è che sono sempre le barche a crearlo. Si tiene conto anche di quelle che sono le necessità, pertanto va normato il traffico. Questa è la cosa principale. Ci sono studi, che non sono neanche i più recenti, che sono già stati fatti e hanno dei suggerimenti che dovrebbero essere attuati”.

Ricordo ancora quando il comune era commissariato dal prefetto Zappalorto e ci aveva provato. In quel momento c’era molto traffico sul Canal Grande, non c’era il Covid, c’era l’apice dell’affollamento a Venezia e in certi orari, sul Canal Grande, non c’era proprio spazio. Tra gondole, motoscafi per passeggeri, motoscafi per il trasporto merci, non c’era un centimetro d’acqua libera sul Canal Grande. Lui ci aveva provato, ma non è facile mettere insieme gli interessi delle categorie.

“Assolutamente no perché conviviamo in uno spazio limitato e ristretto. Va normato e va posta un’attenzione particolare, uno studio di fattibilità. Abbiamo idee di altre zone del mondo dove questo si fa e può essere attuabile.

Avete già elaborato delle proposte, delle idee?

“Come è stata divulgata una carta delle nostre richieste; sì, abbiamo delle idee, le abbiamo anche condivise con la stampa. Si può già pensare di attuare quello che è il sistema di controllo GPS per i natanti, ancora di creare un’anagrafe precisa del numero dei natanti che sono presenti nella laguna di Venezia. Cose che ancora non sono state stabilite”.

Una volta fatto il censimento, in un qualche modo regolare il traffico, magari introducendo un numero chiuso.

“Assolutamente, un numero chiuso. Comunque, come si fa per le zone dei centri storici, fare una zona a traffico limitato. Già c’è in una qualche maniera. Però non è attuata e non ci sono i sufficienti controlli”.

Lei sa che in questo momento i motoscafisti sono abbastanza fermi, così come le gondole, perché non c’è turismo. Anche in questo momento avete protestato che c’è un moto ondoso. Quindi sono davvero lontani i vostri parametri da quelli di chi lavora. O mi sbaglio Daniela?

“Assolutamente sì, sono lontani. Ma le esigenze sono completamente diverse. Lo comprendiamo, noi non vogliamo tornare all’800 o alla metà del ‘900. Però, ripeto, esistiamo anche noi e siamo espressione non solo della cittadinanza veneziana ma anche regionale perché abbiamo vogatori da tutte le città del Veneto. Lo comprendiamo ma dobbiamo trovare spazio e in una qualche maniera chi ha la possibilità di normare lo deve fare” ha detto Daniela Costantini.

Lei ha voluto questo collegamento da San Giugliano perché voleva anche mostrarci gli scafi come sono. Se ci porta a vederli per spiegarci che tipo di problemi incontrano i natanti a remi rispetto a quelli a motore.

“Ho sfidato la poggia e il freddo oggi per accompagnarvi sotto le nostre tese dove ricoveriamo e ripariamo la nostra flotta”.

Sono davvero delle barche leggerissime, giusto Daniela?

“Esatto. Adesso qui davanti abbiamo un Gondolino, che è una tipica imbarcazione da regata. Si può vedere com’è esile. Al confronto di una Caorlina, che è stata una barca dedicata al trasporto. Oggi la utilizziamo a fini sportivi e ludici. Quelle che sono le differenze e quelle caratteristiche che non permettono più di affrontare il nostro mondo d’acqua. Una barca così, a confronto di una barca merci, viene chiaramente sconfitta e travolta dalle onde. Questo è quello che si chiama “fondo piatto”. Abbiamo una deriva pertanto la nostra stabilità in acqua è davvero minima”.

Quindi a questo punto o tutte le imbarcazioni hanno un fondo piatto oppure bisogna creare dei canali alternativi.

“No, noi pensiamo che creare dei canali alternativi sia difficile perché il moto ondoso si propaga. Creare di canali alternativi diventa davvero difficile, penso che non sia attuabile. O quantomeno non in tutte le zone” ha detto Daniela Costantini.

Quindi bisogna affrontare di petto la questione della mobilità delle barche. Torni a mostrarsi così ci salutiamo. Io ci tenevo a sentire anche una donna. Perché si pensa che questo settore sia un settore maschile invece, in realtà, è un mondo che sta conquistando sempre di più anche le donne. Era giusto spiegare questa cosa. Ci sentiremo ancora perché il moto ondoso è un problema che c’è da decenni però evolve, è in divenire, cambiano continuamente le situazioni. Quindi darà interessante vedere come finisce.

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