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Cremazioni in tilt e lunghe liste d’attesa

Il settore delle onoranze funebri in questo periodo si sta trovando in grave difficoltà, con un alto numero di richieste e tempi che si allungano

Obitori e cremazioni in tilt in questo periodo di pandemia. A Marghera come a Spinea gli inceneritori sono in funzione anche 21-22 ore al giorno e mediamente si registra un ritardo di circa 5 giorni rispetto i normali tempi d’attesa. Noi siamo andati a visitare l’impianto di Copparo, in provincia di Ferrara dove vengono conferire molte salme dal Veneto.

Le cremazioni

Abbiamo intervistato Edoardo, titolare di un impresa di onoranze funebri nella provincia di Rovigo riguardo alla crisi del settore per l’elevato numero di decessi che si stanno registrando in questo grave periodo.

“Nella prima ondata pandemica l’aumento del numero di contagi non è stato quasi avvertito mentre nella seconda ondata è stato registrato un aumento considerevole di decessi. Nonostante la cremazione sia in aumento e tanti scelgono questa procedura, per i morti di Covid la cremazione non è obbligatoria, è una scelta puramente personale dei familiari”. Le parole di Edoardo.

L’aumento del lavoro è un disagio

“L’aumento del lavoro in questo settore per noi è un disagio. Perché i tempi del funerale si allungano, non si riesce a proseguire direttamente nella cremazione. Bisogna aspettare qualche giorno e lasciare magari in attesa la salma in un centro apposito, ad esempio in un cimitero o in una Chiesa. Una volta avvenuta la cremazione, le ceneri vengono depositate in un urna cineraria. Le prenotazioni per la cremazione sono molto aumentate e di conseguenza i forni crematori sono molto intasati e la lista è abbastanza lunga”.

“La cosa più triste, secondo il mio punto di vista, di questo periodo è che una persona deceduta per Covid-19 purtroppo non viene più mostrata ai familiari. Non possono più vederla e si prosegue subito con con il servizio funebre la chiusura della cassa”. Conclude così il titolare dell’impresa di onoranze funebri.

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