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Coronavirus: la segregazione minaccia le donne

La quarantena potrebbe portare alcune situazioni complesse ad esplodere, come è già successo in Cina

Coronavirus: continua la violenza sulle donne nelle abitazioni. Il trend non è cambiato a Venezia, dove il centro antiviolenza continua ad operare in modalità smart working e il sospetto è che la situazione sia peggiorata.

Coronavirus

“L’ho uccisa perché mi ha trasmesso il coronavirus” lo ha detto agli inquirenti Antonio De Pace, lo studente calabrese che si è accusato di avere strangolato ieri la compagna, Lorenza Quaranta, 27 anni, anche lei studentessa di Medicina a Messina. Sia la ragazza che lui sono risultati, invece, negativi al coronavirus. A Milano il 23 marzo scorso un uomo ha accoltellato la moglie alla gola durante la quarantena per il coronavirus davanti ai tre figli, di cui uno minore.

Allarme violenze

L’allarme per la violenza crescente nella case c’è anche nel veneziano. Da inizio emergenza il centro antiviolenza del comune di Venezia ha fornito a 6 donne un supporto psicologico e 3 sono state ospitate in una casa rifugio . Dall’inizio dell’anno sono 32 le donne che hanno chiesto un primo colloquio. Il sospetto è che non stiano emergendo tutti i casi di disagio. La condizione di segregazione, dicono gli operatori, rischia di far diventare esplosive certe situazioni.

Case rifugio

Il Movimento per la Sanità pubblica veneziana ha chiesto il potenziamento delle case rifugio. Questo perché in Cina, nel periodo del coronavirus, è aumentato il silenzio che poi è sfociato in un maggior numero di femminicidi. Chi si trovasse in difficoltà può contattare il numero unico del centro 0412744222. All’altro capo del telefono psicologhe, assistenti sociali, educatrici professioniste lavorano tutte in modalità smart working, ma nelle situazioni in cui si rendesse necessaria la presenza fisica intervengono “di persona” con le dovute precauzioni.

È in funzione 24 ore su 24 anche una segreteria telefonica per raccogliere segnalazioni giorno e notte. L’accesso alla struttura durante l’emergenza coronavirus avverrà solo previo appuntamento telefonico (attraverso il numero unico) o via mail (centro.antiviolenza@comune.venezia.it).

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