La Voce della Città Metropolitana

Coronavirus: cosa ci aspetta in futuro. Parla Stefano Campostrini

Luca Zaia continua a ripetere che le proiezioni matematiche che gli sottopongono sono confermate di giorno in giorno. Ma davvero è possibile prevedere le dimensioni della diffusione del virus? Ne abbiamo parlato con Stefano Campostrini, docente ordinario di Ca' Foscari di statistica sociale e sanitaria

Coronavirus: cosa ci aspetta in futuro? È quello che chiediamo a Stefano Campostrini, professore di statistica medica a Ca’ Foscari. L’ospite in diretta Skype ci spiega che, in questo caso, è difficile fare previsioni. Questo è dovuto al fatto che il virus con cui stiamo avendo a che fare ci è nuovo sia per modalità di espansione che per effetti. Infatti non conosciamo ancora bene il suo sviluppo epidemiologico, dunque, si fa fatica a capire che strategie usare per fermarlo. Altra caratteristica particolare che rende complesso fare previsioni è il fenomeno del paziente asintomatico. Questi soggetti sono difficili da rintracciare e identificare, questo significa che anche se hanno influenza sui contagi non sono inseribili nelle statistiche perché non se ne consce il numero. Questa situazione è particolare e non si è verificata quasi con nessun altro virus.

La situazione nella Corea del Sud

In corea del Sud, dove si sta debellando, è stata creata un App che permette di tracciare i movimenti di chi è stato trovato infetto. Questo permette di capire con chi è entrato in contato per poi andare a fare delle verifiche mirate. È stato possibile adottare questa soluzione in Corea perché è  un Paese da sempre molto legato alla tecnologia e che in precedenza aveva già vissuto epidemie simili. Questo non sarebbe possibile oggi in Italia, perché abbiamo diverse regole per la privacy che non permettono ad terzi di controllare i nostri movimenti.

Coronavirus: cosa ci aspetta in futuro?

Alla domanda “Coronavirus: cosa ci aspetta in futuro?” le risposte, ad oggi, sono due, ci spiega il professore. La prima prevede la buona riuscita del contenimento complessivo della pandemia, la quale potrebbe ancora durare per qualche settimana o mese e poi dovrebbe concludersi. Questa prospettiva risulta, ad oggi, un po’ improbabile in quanto ci troviamo ad affrontare una pandemia globale.

La seconda scenario possibile si prospetta più funesto e prevede che i contagi assumano proporzioni globali. In questo caso anche in quei luoghi dove si fosse riusciti a debellarlo, come per esempio oriente, potrebbe ripresentarsi. Ma nulla è ancora definitivo, per questo bisogna impegnarsi per bloccare l’espansione del virus. È, dunque, necessario, assumere un comportamenti responsabili e seguire le norme igieniche per noi e per gli altri. Inoltre bisogna cercare di limitare i casi di contagio in modo che non ci siano troppo soggetti ammalati, perché c’è il rischio che gli ospedali non riescano a reggere il numero di pazienti e questo comporterebbe un maggior numero di vittime.

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