La Voce della Città Metropolitana

Coprifuoco alle 22, ristoratori in difficoltà: “lo stato ci aiuti”

I soldi del governo stanziati per aiutare le piccole imprese son stati gestiti malamente e ne hanno usufruito solo le grandi imprese

Il coprifuoco alle 22 sarebbe sopportabile se arrivassero gli aiuti. I soldi ci sono, ma sono fermi nei rivoli della burocrazia, oppure sono stati stanzianti per agevolare assunzioni che non saranno mai decise. A dichiararlo è la CGIA di Mestre: ce ne parla Daniele Nicolai.

Coprifuoco

Il coprifuoco non consente alle imprese di lavorare come vorrebbero. Il problema principale è il fatto che gli aiuti per i ristori non arrivano o sono troppo pochi. Nella prima tranche sono arrivati in ritardo e nella seconda tranche stanno arrivano a “singhiozzo”. Di ben 65 miliardi degli aiuti diretti per le imprese, noi stimiamo che meno della metà sia finito nelle tasche delle imprese. La quota a contributo a fondo perduto di questi 65 miliardi è molto inferiore, sono circa 23 quelli che andranno direttamente nei conti delle imprese tramite le richieste fatte alle agenzie delle entrate.

Per chi ha perso una grossa mole del volume del fatturato, riduzioni oltre al 30%, che ritornano in termine di contributi in una maniera infinitesimale, vanno a coprire al massimo solo il 5% del fatturato perso nel 2020 nelle imprese. GUARDA ANCHE: Jesolo, coprifuoco alle 22 fino a luglio: piovono le disdette

Lavoratori: “non arrivano i ristori, almeno lasciateci lavorare”

Tutti gli imprenditori sono interessati da una crisi di liquidità senza precedenti. Devono incassare quanto prima il dovuto almeno per sostenere le spese fisse perché altrimenti rischiano quasi di far chiudere l’attività.  Il problema è che l’entità dei ristori non è sufficiente a coprire le perdite che arrivano in ritardo. Stiamo ancora aspettando il decreto sostegni 2, ma non abbiamo ancora notizie. Del decreto precedente non abbiamo ancora ricevuto completamente quelli che sono gli incassi.

Facendo un passo indietro le risorse sono limitate per il fatto che sono state indirizzate nella maniera spagliata. Di 23 miliardi di contributi diretti, tutto quello che rimane dei vari 65 sono sconti su quello che è il costo del lavoro e crediti di imposta per gli investimenti.

Sono misure che non vanno a vantaggio delle piccole imprese ma vanno ad aiutare quelle di dimensioni maggiori. Se si fosse dedicato più spazio a ristorare queste attività che sono state chiuse per legge, oggi probabilmente ci sarebbe meno fretta per riaprirle.

Il governo ha detto aiuteremo tutti, invece aiutano solo le grandi imprese

In questo momento assumere è paradossale, o anche l’idea di fare grossi investimenti. C’è bisogno di intervenire sul fronte di una liquidità che è pari a zero.  Da questo punto di vista era necessario dedicare più risorse alle piccole imprese perché è una struttura produttiva italiana rappresentata da questo tessuto produttivi.

E’ chiaro che gli aiuti andavano direttamente indirizzati a queste attività. Negli altri paesi questo è stato fatto, gli artigiani o commercianti non si stanno lamentando del periodo di chiusura più lungo, grazie al fatto che sono arrivati subito questi contributi a fondo perduto che sono andati subito a mantenere un certo tipo di tenore economico da parte di quello che è un attività che da chiusa mette a rischio la sua sopravvivenza, i suoi dipendenti e tutti i volumi di consumi che poi si trasferiscono sulla società.

Nella nostra economia e anche quella del veneto, il 60% del prodotto intero lordo deriva dai consumi. Quindi spendendo all’interno della nostra economia noi creiamo il valore aggiunto. Con le altre operazioni di grande commercio internazionale, pur essendo il commercio estero importante per la nostra regione poichè vale un 8-9% dove i consumi valgono un 60%. GUARDA ANCHE: Coprifuoco alle 22: imprenditori attaccano i virologi

Italia a confronto con gli altri paesi dell’EU

C’è una prevalenza di micro impresa e piccola impresa nella nostra realtà regionale in Italia. I dati non sono così lontani da una struttura produttiva media delle imprese dell’unione europea. C’è una preponderanza in termini di occupazione e valore aggiunto. Da questo punto di vista la nostra economia è comunque forte, perché la piccola impresa è espressione e creatrice del valore aggiunto.

Quello che manca nel nostro paese è la presenza di grandi imprese. le piccole imprese ci sono in Europa, in Italia e in Veneto, dove sono più sviluppati. Quello che manca al nostro paese è la forza di una grande impresa che non c’è più da 10-20 anni, tutt’oggi sono solamente 4 migliaia. Questo è quello che fa arretrare il paese dal punto di vista della competitività. Non è certo colpa della piccola impresa.

In Inghilterra e Germania c’è una diffusione di quei tipi di imprese, ma c’è uno sviluppo elevato di imprese di categorie superiori non stiamo parlando di imprese grandissime, 250 addetti. Ci sono anche imprese italiane attorno a questa classe d’addetti.

I soldi ci sono ma non arrivano gli aiuti.

I soldi stanziati non arrivano per problemi di tipo burocratico, o arrivano in ritardo. Serve un cambio di paradigma. Se ci sarà un nuovo decreto sostenibile dove dovrebbero entrare in campo altri 40 miliardi di euro noi chiediamo di indirizzarli meglio, direttamente al sostegno dell’impresa.

Ci vogliono risorse per passare questi due o tre mesi per avere le imprese pronte per riaprire d’estate, altrimenti ci ritroveremo con le botteghe chiuse, senza turisti, e tutto il nostro sistema sociale sarà in difficoltà e il nostro sistema esploderà a settembre.

Se le aziende non utilizzeranno gli aiuti questi soldi non verranno spesi

Sono previsti 30 miliardi nel 2021. Se le imprese non li utilizzeranno più perché non assumeranno nuovo personale o non faranno investimenti automaticamente rimarranno fermi la perdendo cosi un occasione per rilanciare un tessuto produttivo più locale che va sostenuto in questo periodo.

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