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Confapi, il mercato del lavoro veneto a febbraio: “piove sul bagnato”

Il mercato del lavoro nel Veneto a febbraio è in ginocchio. A pagare maggiormente le nuove restrizioni sono, il commercio, la ristorazione, il turismo, il trasporto areo e le attività culturali.

Confapi Venezia ha analizzato i dati di Veneto Lavoro sul Mercato del Lavoro, il saldo tra assunzioni e cessazioni nel mese scorso è stato pari a +6.900 unità rispetto alle +8.200 registrate a febbraio 2020, dove era già certificato il rallentamento economico in atto (nel 2019 il saldo era stato positivo per quasi +12.000).

I contratti a tempo indeterminato hanno fatto registrare un calo costante, ma contenuto. Si sono mantenuti in terreno positivo, nonostante prosegua ancora la flessione delle assunzioni (a febbraio pari al -27% sull’analogo mese del 2020).

Le tutele ai lavoratori

A reggere l’urto sono le misure previste a tutela dei posti di lavoro come la cassa integrazione e il divieto di licenziamenti. Come noto, i contratti a termine, sia stagionali che non, sono quelli su cui si è scaricato il peso delle chiusure, con una caduta marcata nei mesi di maggio e di giugno 2020, seguita da un parziale recupero, interrotto però nel mese di novembre (è stata pari al -28% la flessione delle assunzioni a febbraio). L’apprendistato, infine, segna una lenta, modesta e progressiva contrazione, con una riduzione delle assunzioni del -23%.

Sul versante delle cessazioni dei contratti di lavoro nel febbraio 2021 esse si sono complessivamente ridotte del -34% rispetto al corrispondente mese sia del 2020 che del 2019. I licenziamenti collettivi sono in netta diminuzione (-78% su febbraio 2020); quelli per motivi economici individuali pure, con un -68%, calano infine del -32% i licenziamenti legati alla fine dei rapporti a termine, come conseguenza dei mancati reclutamenti.

Per quanto riguarda le caratteristiche anagrafiche dei soggetti coinvolti nel mercato del lavoro nel primo bimestre di quest’anno, si confermano le donne le più penalizzate sul versante delle assunzioni, con un calo del -32% rispetto allo scorso anno (a fronte del -24% degli uomini), mentre la nazionalità vede penalizzare maggiormente gli italiani (-28% contro -25% degli stranieri). Circa la classe d’età, pagano di più i giovani e le età centrali (-28%), mentre gli over 50 (numericamente meno rilevanti) segnano un -20%.

I territori

Dando uno sguardo ai territori, sono state le province di Venezia e Verona a pagare i costi più rilevanti della crisi pandemica, a testimonianza della loro elevata propensione turistica.

L’analisi settoriale evidenzia come la flessione della domanda di lavoro nel primo bimestre si sia concentrata principalmente nei settori soggetti alle restrizioni (servizi turistici -69% e commercio – 32%). Non ha perciò risparmiato quelli industriali a dimostrazione che il blocco del turnover determinato dall’impossibilità del licenziamento tende a “ingessare” il mercato del lavoro.

Il reclutamento a orario ridotto ha subito una riduzione notevolmente più ampia di quella a tempo pieno: il primo flette del -34% mentre il secondo si ferma al -24%. La quota di part time tra le assunzioni scende al 27% sul totale (era al 29%) e tra le donne al 44,5% (era al 47%).

Il flusso delle dichiarazioni di disponibilità (did) a gennaio e febbraio 2021 è stato pari a 17.500 unità, in diminuzione del -19,4% rispetto all’analogo periodo del 2020. Il risultato negativo deriva innanzitutto dall’effetto di scoraggiamento, sempre rilevabile nei periodi di crisi economica, che riduce la propensione alla ricerca attiva del lavoro. Hanno influito inoltre le difficoltà di spostamento e le chiusure degli uffici pubblici causati dal lockdown, nonché dalle misure messe in atto al fine di salvaguardare posti di lavoro.

Le donne

Le donne si confermano la componente quantitativamente prevalente (con una quota del 54% sul totale), ma segnano una variazione tendenziale appena inferiore rispetto agli uomini. Gli stranieri mantengono la loro presenza attorno al 26% e registrano una maggiore riduzione tendenziale del numero di dichiarazioni di disponibilità (-23%); rispetto all’età si accresce il peso dei giovani, che valgono il 48% dei flussi totali e vedono una riduzione delle did del -10% contro il -27% degli adulti.

Il peso dei disoccupati provenienti da un contratto a tempo indeterminato nel bimestre è pari al 17%, quello dall’apprendistato al 8%, quello da tempo determinato al 34% e dal domestico attorno al 12%, ma sale al 30% tra gli over 50.

Confapi Venezia

Commenta così i dati il Presidente di Confapi Venezia, Marco Zecchinel: “Continua lo stato di incertezza e per certi aspetti anche di smarrimento per le imprese del nostro territorio, a maggior ragione con le nuove chiusure, dai più inattese.

La stagione turistica ormai alle porte rappresenta per molti uno spiraglio di fiducia, sia per gli operatori del turismo, ma anche per l’ingente indotto che ne ruota attorno, il che significa posti di lavoro e crescita immediata. GUARDA ANCHE: Lavoratori stagionali in protesta a Jesolo: “noi dimenticati da tutti”

Gli imprenditori chiedono programmazione ed efficacia – prosegue il presidente di Confapi Venezia Zecchinel, a partire dalle vaccinazioni che le nostre aziende sono disposte ad ospitare internamente, dando così un contributo attivo al Sistema Sanitario Nazionale, garantendo continuità lavorativa.”

“Quanto ai giovani che hanno smesso di cercare lavoro – fa sapere Nicola Zanon, Direttore di Confapi Venezia – con il nostro ente accreditato alla formazione Apindustria Servizi stiamo continuando ad offrire nuove e stimolanti opportunità a disoccupati e inoccupati del territorio con percorsi mirati, volti all’inserimento all’interno delle pmi, con mansioni che vanno riscoperte poiché necessarie alla produzione e ai servizi, quali saldatori, carpentieri, autisti, muratori, addetti.

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