Claudio Beltrame è il presidente della Fondazione Venezia. Ci ha parlato della comunità dei minori che si trova a Mestre.

In questo momento quanti minori sono ospitati nella vostra struttura?

Beltrame: Noi accogliamo otto minori tra i quali quattro femmine e quattro maschi. Sono ragazzi che sono stati inviati dalle amministrazioni comunali ma che sono stati allontanati dalle loro famiglie di provenienza con provvedimento del giudizio tutelare.

Sono avvenute separazioni in modo drammatico?

Le problematiche sono sempre varie, andiamo dal ragazzo o ragazza che manifesta comportamenti di disorientamento sociale o anche di relazioni critiche e complessivamente a minori che sono oggetto di abusi all’interno del loro nucleo familiare.

Come passano la giornata?

All’interno della comunità di minori devono cominciare a scoprire e a recuperare quello che è una quotidianità, quello che è una vita di relazioni, che poi devono essere la base. Sono minori che vanno tra i 10 e 15 anni. All’interno della comunità ci sono regole prestabilite dalla legge e poi offriamo il meglio che possiamo. Ci sono le attività extra scolastiche, attività sportive, scuola all’interno dell’edificio.

Gli manca la figura del padre o della madre?

Questo è vero, c’è anche da dire che in questi casi non è decaduta la potestà genitoriale, nel senso che i genitori continuano ad essere i genitori però il bambino vive in un’altro contesto. In alcuni casi possono avere contatto con la famiglia in alcuni no, viene tutto stabilito dal giudice

Le baby gang non sono arrivati nella vostra struttura?

No, perchè la regione prevede tre tipologie comunitarie. Le comunità alloggio sono legate a favorire un inserimento. Non è una punizione per il minore. Là dove si ravvedono delle problematiche di natura psicologica e comportamento marcato, loro in questo caso si possono rincorrere alle altre comunità. Esistono le comunità riabilitative e quelle terapeutiche.

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