Stanno Facendo un 48

Chiara Ferraro: l’influenza della DAD nell’ambito psicologico

Come influenza la DAD l'ambito psicologico dei ragazzi e come si agisce per quei ragazzi con disturbi specifici dell'apprendimento

La Dad, didattica a distanza: questo è l’argomento della seconda puntata di “Stanno Facendo un ’48″, trasmissione condotta da Patrizio Baroni. Abbiamo intervistato la Professoressa Chiara Ferraro che è laureata in Psicologia ed insegnante presso la scuola Don Milani di Marcon proprio su questi aspetti psicologici che incidono sui ragazzi che vivono la scuola. GUARDA ANCHE: DAD: gli aspetti positivi e negativi

L’influenza della DAD sull’ambito psicologico dei ragazzi

La prima domanda che abbiamo posto alla Professoressa Ferraro riguarda l’ambito scolastico e come influenza la DAD l’ambito psicologico dei ragazzi che la vivono.

“La didattica distanza influenza sicuramente in modo negativo diversi aspetti fondamentali che riguardano lo sviluppo psicosociale del bambino. Per esempio lo sviluppo del senso d’identità il quale si forma a partire dal rapporto con adulti e coetanei, grazie al quale il bambino impara a sviluppare azioni e a svolgere attività autonomamente.” Ci spiega Chiara Ferraro.

“Inoltre questa situazione sicuramente influenza anche lo sviluppo delle relazioni amicali. Solitamente infatti favoriscono i comportamenti sociali e facilitano la cooperazione ai ragazzi. Tutti questi aspetti infine influiscono negativamente anche sul rendimento del bambino che spesso avviene per imitazione, osservazione e con l’interazione tra adulti e coetanei.”

Inclusione per quei ragazzi con disturbi specifici

La seconda domanda riguardava quei ragazzi che hanno disturbi specifici e sul come si sta muovendo la scuola per quanto riguarda la loro inclusione. “A questo proposito per quanto riguarda i ragazzi con bisogni educativi speciali, disturbi specifici dell’apprendimento o con disabilità, la scuola ha sicuramente permesso di favorire l’inclusione.”

“Infatti è stata in grado di dare un sostegno a questi bambini e ragazzi apportando dei piccoli gruppi classe. Questi sono infatti formati da alcuni alunni della stessa classe del bambino con bisogno specifico dell’apprendimento o bisogno speciale. In questo modo il ragazzo non si sente del tutto escluso o solo. In modo che si senta parte di un gruppo classe.” Conclude l’insegnante della scuola Don Milani.

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