La Voce della Città Metropolitana

Tamponi a rischio per 2 mln di lavoratori secondo CGIA

Il problema è la possibilità di erogare i tamponi: non è in linea con i soggetti che potrebbero farne richiesta, circa il 13% dei lavoratori.

Ritorna il consueto appuntamento con la CGIA di Mestre, con Andrea Vavolo, per commentare quanto accade alle piccole e medie imprese all’alba della ripresa. Attualmente i fatti di Trieste si profilano come molto importanti: i NO VAX sembrano bloccare la ripartenza. Facciamo il punto su Green pass, tamponi e controlli.

Oggi il focus è sulle fabbriche e sull’introduzione dell’obbligo di Green pass dello scorso venerdì.

“Premetto che l’associazione è a favore del vaccino, che ritiene un valido strumento per superare la pandemia. È fondamentale per il mantenimento delle aperture, rilancia l’economia assicurando la circolazione delle persone. Tuttavia abbiamo assunto una posizione lievemente critica riguardo al Green pass.

Quando è stato annunciato l’introduzione dell’obbligo i lavoratori non vaccinati erano 4 milioni. La speranza era quella che l’annuncio favorisse una riduzione di tale platea. In parte è avvenuto: ora i lavoratori non vaccinati sono circa 3 milioni.

La normativa prevede che i lavoratori ora possano accedere al luogo di lavoro solo tramite esibizione del Green pass. Questo, lo sappiamo, si ottiene con il vaccino o con il tampone. Il problema che riscontriamo è che la possibilità di erogare i tamponi non sia in linea con i 3 milioni di potenziali soggetti che potrebbero farne richiesta. I non vaccinati sono circa il 13% dei lavoratori.”

Ricordiamo che il tampone antigenico ha validità di 48 ore, quello molecolare di 72. Riguardo al Veneto, la quantità di tamponi fatti quotidianamente è raddoppiata. Il sistema sta reggendo.

“Il sistema sembra reggere. Bisogna fare attenzione, però, alle proporzioni: in Veneto la stima dei lavoratori non vaccinati si aggira intorno ai 300 mila. La nostra percentuale, rispetto ad altre regioni, è lievemente più alta: siamo intorno all’81% di vaccinati.”

Cosa sta accadendo in queste ore? Nel Veneto non ci sono segnalazioni di problemi riguardo ai controlli.

“Gli organi che possono fare i controlli sono molto vari: dall’Ispettorato del Lavoro, alle ASL, ai Vigili, a tutti gli organi preposti al controllo. Una volta che arrivano in azienda, verificano se le persone hanno il Certificato verde.

Il datore di lavoro, se ha messo in atto delle griglie organizzative efficaci con i controlli a campione, non ha la sicurezza che tutti quelli che sono in azienda abbiano il Green Pass perché il controllo può avvenire con un campionamento del 20%. Se invece ha messo in atto opportune e coerenti misure organizzative, anche se trovano un lavoratore sprovvisto di Green Pass, la sanzione viene fatta solo al lavoratore e non al datore di lavoro. Le sanzioni vanno da 400 a 1000€ per il datore di lavoro e da 600 a 1500€ per il dipendente.”

È una batosta, economicamente parlando.

“Sì, lo è. Gli oneri di controllo sono in capo al datore di lavoro, che deve aver messo in atto una serie di procedure per la verifica. Uno dei problemi è che quando fa la verifica non può verificare la data di scadenza del Green pass e quindi ogni volta si troverà a non poter acquisire sicurezza riguardo alla posizione futura. Questo non si può fare per esigenze di privacy: nella strumentazione non compare la data di scadenza, il datore di lavoro è costretto a continue verifiche di almeno il 20% della forza lavoro. Il problema che noi facevamo presente è che la capacità di erogare i tamponi è inferiore ai lavoratori che ne hanno bisogno.”

Finora non sono arrivati segnali di allarme: non riusciamo a controllare tutti. Se le strutture non sono compatibili con i numeri dovremmo avere problemi, invece non li abbiamo. Ciò significa che sta passando la “soluzione all’italiana”, cioè nelle piccole aziende si chiude un occhio?

“Il fatto di chiudere un occhio può essere pericoloso per il datore di lavoro. Si è vista un’impennata dei certificati di malattia, che sono cresciuti in questo ultimo periodo del 20%. Il fenomeno ora è diminuito, però se i numeri si attestano intorno ai 17/18 mila: su una platea di 3 milioni sono molto pochi.”

Bisogna tenere conto degli ambienti lavorativi. Ci sono aziende che hanno ampi spazi, in cui le persone lavorano a 10 e più metri di distanza.

“A prescindere dal fatto, se il lavoratore non ha il Green pass, non può accedere all’ambiente di lavoro.”

Il decreto è stato approvato. Non mi stupirei se qualche azienda non fosse abbastanza stringente nei controlli.

“Il primo giorno c’è stato un incremento di tamponi. La notizia di oggi è che abbiamo raggiunto 1 milione di emissioni di certificati verdi: 130 mila da vaccino e 914 mila da tamponi. L’aumento è stato esponenziale. Dato che 3 milioni sono i non vaccinati, si rischia di avere 2 milioni di soggetti impossibilitati a fare il tampone.”

Pensiamo anche allo sforzo economico, perché si parla di 45 euro a settimana in tamponi, arrivando a 180 euro al mese. È una parte considerevole dello stipendio.

“Questi soldi sono a carico del lavoratore. Secondo le ultime indiscrezioni, si sta pensando ad un credito di imposta per cercare di sgravarli. C’è un grande danno economico per il lavoratore, oppure per le aziende che decidono di farsi carico di questo costo. È una situazione che deve essere monitorata e questo grido di allarme è rivolto a chi potrebbe offrire questo servizio: si deve dare il diritto al lavoro. Non è corretto poter andare a lavorare con il Green Pass, acquisito tramite vaccino o tampone, e nel contempo non dare la possibilità di fare il tampone a chi non si è vaccinato.”

Ci sarebbe anche un’altra soluzione: l’azienda potrebbe provvedere a far fare i tamponi acquistandone all’ingrosso.

“Il problema è che molte sono delle piccole aziende e non hanno un numero sufficiente di professionisti. Questo potrebbe essere pensato per le grandi aziende.”

Queste potrebbero aggregarsi in un consorzio, oppure venire aiutate dalle associazioni di categoria.

“Ci sono degli spazi che devono essere rispettati e, organizzare questo tipo di servizio, potrebbe portare a dei problemi. Per quanto si abbia un medico aziendale, si andrebbe incontro ad un intasamento. Un altro problema delle piccole aziende è che le figure professionali, che lavorano all’interno delle aziende, sono spesso difficilmente reperibili.”

“L’incremento del 6% del PIL è calcolato a livello nazionale, ma al suo interno ci sono alcune attività che vanno bene, altre che hanno già recuperato e altre che fanno ancora fatica, perché ancora in crisi. È una situazione veramente delicata. Si aggiunga anche l’aumento del costo delle materie prime, dell’energia elettrica e la difficoltà di trovare dipendenti.”

Ringraziamo Andrea Vavolo per essere stato con noi. Lo incontreremo nuovamente tra 15 giorni per monitorare la situazione.

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