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Carenza di medici: visite ambulatoriali più brevi

Si fa sempre più teso il clima negli ospedali veneti dopo l'indicazione da parte della direzione generale di ridurre i tempi delle visite ambulatoriali per soddisfare più richieste e ridimensionare le liste d'attesa. L'assessore Lanzarin non nasconde che mancano medici e il Pronto Soccorso è quello che sta peggio

Sanità, le liste d’attesa nel Veneto stanno diventando un problema. Le prenotazioni nel Veneto cominciano ad accumularsi un pò troppo persino rispetto ai tempi pre Covid perchè la fuga dei medici nel settore privato sta mettendo in crisi quello pubblico.

Mancanza di medici

La soluzione è arrivata dal nuovo direttore generale, Massimo Annicchiarico, che ha chiesto ai primari di concentrare più visite nella stessa ora, ma questo significa dedicare meno tempo ai pazienti.

La richiesta riguarda le prestazioni ambulatoriali, non gli esami diagnostici, ma è evidente che i pazienti potrebbero uscirne insoddisfatti da una consultazione medica frettolosa per non parlare di quello che ne pensano i medici.

A farsi portavoce di questi ultimi ci ha pensato il PD che ha annunciato un’interrogazione in Consiglio regionale, chiedendo un chiarimento. “Non stupiamoci se poi i medici fuggiranno ancora dal pubblico”, hanno detto consiglieri del PD. E sul fenomeno delle dimissioni di massa, ne ha parlato proprio in questi giorni l’Assessore alla sanità regionale Manuela Lanzarin.

Le parole dell’Assessore alla sanità regionale

Manuela Lanzarin: “È l’effetto post-pandemia, carico di lavoro, quello che è effettivamente successo durante i due anni e mezzo, i carichi, il clima aziendale interno, ma anche la ricerca di una qualità di vita migliore e che permetta la conciliazione di tempi di vita di lavoro e familiare. Quindi, è un sistema molto complesso che a volte porta al fenomeno delle grandi dimissioni. Un fenomeno non sul nazionale, ma internazionale.”

La soluzione più semplice è il ricorso alle strutture private dove sono fuggiti molti medici, ma potrebbe essere molto controproducente investire all’esterno degli ospedali anziché premiare con incentivi chi rimane nel pubblico e l’emorragia di camici bianchi potrebbe aumentare.

È un fenomeno nazionale

Lanzarin ha puntualizzato che il fenomeno è nazionale e che i medici della sanità veneta stanno ricorrendo a tutte le misure per far lavorare il personale in organico nelle ASL.

Manuela Lanzarin: “Noi stiamo mettendo in campo tutte le azioni ossia, assunzioni a tempo determinato, utilizzo di specializzandi, cioè tutte le possibilità che a livello nazionale di deroghe rispetto alle figure professionali ci sono state date, le mettiamo in campo. C’è anche il discorso legato ai famosi gettonisti, alla cooperazione sociale che però sappiamo, oggi, ha un anno di tempo, perchè così ha deciso e noi siamo d’accordo, il governo proprio per limitare questa distorsione del mercato che non fa bene al sistema.”

Pronto Soccorso

Il settore che sta soffrendo maggiormente la carenza di medici è quello del pronto soccorso dove ai carichi di lavoro massacranti e le cause legali per danni non sempre giustificate, si aggiungono aggressioni quotidiane.

Manuela Lanzarin: “Sicuramente sappiamo che, oggi, uno dei punti più critici è quello dell’emergenza, urgenza, non solo in Veneto, in tutta Italia. Le ultime misure messe in campo dal governo sono incentrate sull’emergenza urgenza. Mancano medici, purtroppo, ci sono borse di specializzazione, ma non ci sono più persone che vogliono fare questa specializzazione.

Quindi, gli interventi devono essere mirati e non possono essere interventi regionali, ma nazionali. Quindi, quelli legati alle carichi di lavoro, la possibilità di far carriera, che non sempre è limitata all’interno dei pronti soccorso, poi, il problema delle aggressioni e del clima che si è creato in queste strutture.”

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