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“Cappotto per case più performanti”: parla l’assessore Paola Mar

L'assessore del comune di Venezia al Patrimonio Comunale di Venezia, Paola Mar ci spiega come si sta muovendo il comune per il miglioramento delle case popolari di sua proprietà. L'intervento parte da un'analisi di tutte le case e prosegue poi con un intervento atto a migliorarne la classe energetica.

Siamo in collegamento con Paola Mar. Assessore del comune di Venezia al Patrimonio Comunale di Venezia; ha anche la delega per l’Università. Anche questo un fronte piuttosto importante; in una città a monocultura turistica, dove l’Università fa un po’ fatica ad imporsi. Ma strappa comunque pezzetti di vita alla città importanti. Noi però in questo momento la intervistiamo in quanto assessora al Patrimonio. Si sta occupando delle case popolari e del famoso cappotto. Se lei riesce davvero in questa impresa titanica; riuscirà finalmente a dare alle case popolari un benessere che io credo che storicamente non sia mai avvenuto.

È da decenni che chi vive nelle case popolari si lamenta per le infiltrazioni, per l’umidità. Perchè poi spesso le case popolari vengono costruite in economia. Quindi davvero io credo che se si riuscirà a fare una cosa del genere io credo che passerà alla storia; dall’epoca delle case Fanfani in giù.

“Guardi a me non interessa passare alla storia. Mi interessa che i cittadini abbiano delle case più performanti dal punto di vista energetico. Sapete che col bonus 110% ci consente questo. Non è facile attuarlo per delle case pubbliche. L’anno scorso abbiamo ragionato facendo degli interpelli a dei luoghi preposti. Abbiamo trovato il sistema peninsula, che è stato equiparato a delle case popolari. Abbiamo presentato il primo progetto pilota definitivo che è su due blocchi in via Gavagnin al Pertini.  Ci sono 38 appartamenti. Questi 38 appartamenti passeranno alla fine dei lavori, da una classe F ad una classe B; migliorando di quattro classi energetiche. L’intervento del 110% supera l’attenzione dello stato quando passa due classi energetiche.” ha detto Paola Mar.

“Quindi noi rifaremo il cappotto, e passeremo a degli interventi come tutti i serramenti; assolutamente importanti. Metteremo poi i soldi su altre opere; e sempre all’interno del 110% riusciremo a portare anche gli ascensori per permettere alle persone che hanno più difficoltà di movimento di utilizzarli. Un intervento quindi che complessivamente migliora la qualità della vita. Ricordiamoci che il Comune di Venezia sia il primo, o tra i primi in Italia che fa un’operazione che ha la possibilità di fare una cosa del genere e che la porta a termine. Questo è possibile anche grazie ad un lavoro intenso fatto sul bilancio. Sapete che non sono periodi facili. Però gli accantonamenti fatti in anni precedenti, la mancanza di buchi da parte nostra: hanno portato ad avere la disponibilità di un fondo rotativo. Questo perchè poi ovviamente il 110% porta in cassa quello che viene speso, ma bisogna avere il punto di partenza. Ringrazio il lavoro egregio fatto dall’assessore Zuin per far si di avere questo gruzzoletto di partenza che poi tornerà al comune.”

Quello che volevo capire. La dimensione di questo sforzo economico che viene fatto. Quante case sono interessate dal rifacimento del cappotto?

“Noi stiamo facendo un’operazione di questo tipo. Stiamo procedendo nell’analisi della conformità edilizia delle case di nostra proprietà. Se abbiamo la conformità edilizia, interverremo. È chiaro che questi non sono lavori semplici. La gente pensa che non si lavori nel frattempo; ma noi stiamo analizzando tutti i condomini di proprietà comunale. Ne abbiamo 110.”

Tra l’altro mi pare che il patrimonio delle case popolari nel veneziano sia il più grosso anche rispetto ad altre province del Veneto.

“Noi parliamo di case comunali, non sono le case della regione. Noi ne abbiamo parecchie. Un patrimonio cospicuo che con questo intervento andiamo a svecchiare e a valorizzare. Come ho detto prima passare da classe F a classe B cambia decisamente il modo di vivere. Il cappotto si sente”

Quali sono le fasce sociali che vivono nelle case popolari? Che mondi sono quelli delle case ATER, delle case popolari? Perchè sono venuti fuori nel passato delle discussioni, delle inchieste; su occupazioni abusive di chi non ne aveva diritto ecc.

“Sembrerò una che non vuole rispondere, ma io non mi occupo della politica della residenza. Se ne occupa l’assessore Venturini. È chiaro che l’assegnazione di questo tipo di case adesso è un po’ cambiata. Ci sono molti più controlli: c’è il controllo dell’ISEE e comunque bandi più strutturati. Chiaro che tutto questo va a migliorare le disfunzioni che ci sono state nel passato; di cui chiaramente siamo coscienti” ha detto Paola Mar.

In questo momento è un patrimonio fondamentale per fronteggiare il welfare, fronteggiare un momento in cui, soprattutto le donne, hanno perso lavoro; immagino no?

“Si, abbiamo fatto anche dei bandi in sostegno all’affitto. Stiamo facendo anche dei bandi per chi ha avuto problemi col turismo, nel commercio. È un momento difficile dal punto di vista di gestione. Siamo nella quarta ondata ma il fatto di aver fatto molta più attenzione al bilancio, ci permette di affrontarla. Non in serenità, perchè comunque abbiamo delle oggettive difficoltà come tutti i comuni; ma noi quest’anno chiudiamo il bilancio prima della fine dell’anno.”

A lavori finiti, che tipo di qualità della vita ci sarà in queste case? Probabilmente si risparmierà sul riscaldamento immagino.

“Questo è poco ma sicuro. Provate a pensare quattro classi in più. Io stessa vivo in una casa col cappotto, e sento la differenza rispetto a case senza. Non è solo di ben stare; ma soprattutto il vantaggio di minori spese di riscaldamento, minori dispersioni, capacità di vivere in ambienti meno umidi; con dei serramenti adeguati. Le case del Pertini le ho viste e devo dire che sono state fatte negli anni ’80 e decisamente a risparmio.”

Si infatti volevo proprio chiedere l’età media. Anni’80 e forse alcune anche antecedenti agli anni ’80. È stato il momento del boom di Porto Marghera, quindi era necessario costruire.

“Si difatti quello che volevo affermare in questo momento è che le Municipalità in terraferma; voi sapete che intervenire con dei cappotti in centro storico non è possibile. Stiamo monitorando, e la maggior parte dei nostri beni è in terraferma. Stiamo monitorando anche gli edifici che hanno il tipo di costruzione che ci permette di fare questo tipo di intervento” ha detto Paola Mar.

Quindi ci sono case che è meglio abbattere e ricostruire diciamo

“No abbattere non possiamo.”

Però bisogna lasciarle così insomma.

“Esatto, sono edifici su cui non possiamo intervenire dal punto di vista delle caratteristiche costruttive per fare un cappotto. Questo è un problema sicuramente. Ci sono però edifici degli anni ’50, ’60, ’70, ’80. C’è un patrimonio che si è sedimentato nel corso degli anni. Quindi si potrà lavorare principalmente in terraferma e qualcosa nella municipalità del Lido-Pellestrina. A Venezia è impensabile ragionare su un intervento del genere. Impensabile a parte determinate zone che stiamo analizzando; le zone più nuove.”

Invece le case che non si possono toccare sono per esempio a Castello immagino per esempio. Sestieri più popolari.

“Certo. Provate a pensare cosa vuol dire fare un cappotto di 10 cm a Venezia su un edificio. Non è gestibile e immaginabile.”

Venezia quindi che è condannata a non essere mai sostenibile. Contrariamente alla linea del Comune.

“No questo oggettivamente no, perchè si possono fare interventi di altro tipo. Però per esempio rimanendo sul cappotto, se non lo fai all’esterno lo fai all’interno. Anzi, noi sulla sostenibilità ci stiamo lavorando eccome. Però abbiamo una città che è vincolata ragioniamo anche su questo. Non è che noi tagliamo fuori Venezia città storica, ma ha delle oggettive controindicazioni.”

Si può mettere del cartongesso all’interno per il cappotto. I palazzi veneziani secondo me sono stati costruiti in maniera sostenibile. Hanno delle pareti molto spesse che isolano d’estate ma anche d’inverno.

“Ma sicuramente la cultura architettonica a Venezia è anche mirata alla resilienza e alla sostenibilità. L’edificio veneziano è capace di muoversi e capace di sopportare e supportare un’architettura di un certo tipo. Quando sono stati fatti interventi non consoni; anni ’50 con interventi di cemento armato; l’edificio ha rigettato. Non riusciva ad avere più la sua mobilità. Un intervento non consono” ha detto Paola Mar.

Abbiamo scoperto un’altra curiosità sui veneziani. Come sempre hanno anticipato i tempi. Grazie Paola Mar. Ci sentiremo ancora perchè di cose da dire, anche sull’università ne abbiamo. Intanto tanti auguri di Buone Feste.

“Buone Feste a tutti. Buon Natale a tutti i telespettatori e le telespettatrici e grazie per il lavoro che fate di informazione ogni giorno.”

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