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Camionisti veneti verso il fermo: “Draghi sia più concreto”

I camionisti respingono le accise mobile e lo sconto di 20 centesimi al litro proposto dal governo: un elemosina e minacciano il fermo per il 4 aprile. Per non fermare il paese chiedono interlocutori governativi competenti e interventi più concreti

Grido di allarme dei camionisti veneti di CGA, CNA e FAI Autotrasporti che oggi sono usciti con un documento comune che bocciano le iniziative fin qui prese e annunciate dal governo per aiutare i camionisti ad affrontare l’aumento del caro carburante. L’incontro con la vice ministra alla mobilità Bellanova del 15 marzo, non è piaciuto e la categoria si avvia verso il fermo il 4 aprile.

Luciano Gallan, Presidente Consorzio Cam autotrasporti Marghera

“Da Marzo 2021 a Marzo 2022, abbiamo un 50% di aumento del Gasolio. Da Gennaio a Marzo, abbiamo un incremento del 30% del Gasolio.”, dichiara Luciano Gallan.

Ci sono forti tensioni tra i camionisti veneti in questo momento in Italia e nel Veneto; sono oltre 14 mila le aziende del trasporto della regione che impiegano oltre 86 mila addetti e ora sono in  ginocchio. La riduzione di circa 20 centesimi al litro della benzina o del gasolio per tre mesi alla pompa, promessa dal governo non è giudicata sufficiente per mantenere in attivo i bilanci delle aziende. Secondo i camionisti, riportare la benzina sotto i due euro al litro non basta  e chiedono al governo interlocutori più addentro ai problemi del settore.

Luciano Gallan, Presidente Consorzio Cam autotrasporti Marghera

“Manca la professionalità, mancano le persone che entrano a prendere il posto in questi settori che non ci sono. Manca un po’ di tutto dal governo. Noi dobbiamo avere qualcosa in più da parte sua.”, aggiunge Luciano Gallan.

Ad una trance si aggiunge Confcommercio che denuncia come il prezzo sia determinato non soltanto dalle quotazioni del petrolio, ma anche dalla lavorazione, dato che l’Italia importa prodotti finiti come la benzina, e anche dalla logistica.

Francesco Antonich, Vicedirettore Confcommercio Unione Metropolitana Venezia

“In gran parte dobbiamo importare prodotti finiti come la benzina ed il gasolio proprio da quei porti del Mediterraneo e Mar Nero che in questo momento sono sotto  condizioni difficili. Questo comporta un aumento dei costi di reperimento e quindi un aumento dei costi del prodotto finale della benzina e del gasolio. Sia per quanto riguarda i normali cittadini che per la cosiddetta vendita all’ingrosso, destinata soprattutto alle nostre imprese della logistica, di trasporto pubblico e privato.”

Introdurre le accise mobili, ossia legate al prezzo del petrolio, non è sufficiente secondo gli operatori ad impedire il fallimento delle imprese. Sono in corso atti speculativi secondo una trance denunciati anche dal ministro della transizione ecologica Cingolani, che richiedono interventi da parte del governo per calmierare i prezzi. Sulla sterilizzazione delle utilities, concorda anche Confcommercio.

Francesco Antonich, Vicedirettore Confcommercio Unione Metropolitana Venezia

“Occorre assolutamente che la politica delle accise venga rivista. Delle utilities e commodities energetiche, siano oggetto di una politica nazionale di contenimento e sterilizzazione. Non è possibile mantenere la competitività delle nostre imprese e la stabilità dell’economia delle nostre famiglie se non riusciremo ad intervenire in maniera radicale e profonda anche su questi costi.”, conclude Francesco Antonich.

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