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Brugnaro e le critiche al governo sugli aiuti post coronavirus

Mai era stato atteso da così tante persone un decreto come quello pubblicato oggi che spiega come saranno distribuiti i 400 miliardi di aiuti. Il sindaco di Venezia si fa portavoce del malcontento delle categorie

È stato, finalmente, pubblicato il testo del decreto con cui si spiegano i criteri di elargizione dei 400 miliardi, ma lo scontento è trasversale e il sindaco Luigi Brugnaro si è fatto portavoce delle critiche. Gli aiuti dello stato non sono a fondo perduto, ma prestiti da restituire in sei anni. Entrambi i punti del decreto pubblicato oggi, con cui il governo distribuisce 400 miliardi, non piacciono ad alcune categorie economiche né al sindaco di Venezia, che si è fatto portavoce della sua città.

Brugnaro e gli imprenditori

Fanno storcere il naso anche le detrazioni concesse. Se i piccoli imprenditori si stanno già chiedendo come restituiranno il denaro avendo davanti almeno un anno di recessione, le grandi imprese si chiedono se mai vederanno quel denaro, visto che per i grandi prestiti è necessaria l’approvazione della commissione europea.

Inoltre se Atena piange Sparta non ride, perché i dipendenti non vedranno entro il 15 aprile i compensi della cassa integrazione e a dirlo sono i consulenti del lavoro. Quando c’è poco da spartire non può che creare tensioni sociali sapere che c’è chi percepisce il reddito di cittadinanza senza muovere un dito.

I provvedimenti del governo

Insomma ci sono parecchi ritocchi da fare ai provvedimenti presi dal governo Conte secondo le categorie e il sindaco di Venezia, che ha anche una grande impresa di lavoro interinale. Al punto che il primo cittadino veneziano ha deciso di presentare una serie di idee che sta raccogliendo tra le categorie e i sindaci, con l’ambizione di porsi capofila per risolvere la crisi nel settore del turismo in Italia, che prevede prestiti della durata di 6 anni garantiti dallo Stato tramite la società Sace.

Il tasso d’interesse nel primo anno non deve superare lo 0,25% per le Pmi e lo 0,50% per le altre imprese. Importante è il comma 12 dell’articolo 1 del decreto legge che subordina l’attuazione delle garanzie “all’approvazione della Commissione Europea ai sensi dell’articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea”.

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