La Voce della Città Metropolitana

Le Brigate Rosse nel Nord-Est: il racconto di Adriano Favaro

Adriano Favaro presenta il suo nuovo libro "Cronache di Piombo" in cui racconta gli anni delle BR con gli occhi dei parenti delle vittime

Il 12 maggio è il giorno della memoria dedicata alla vittime del terrorismo e Venezia ha dato un tragico tributo con due imprenditori e un poliziotto uccisi in poco più di un anno dalle Brigate Rosse. Il giornalista Adriano Favaro racconta nel suo libro Cronache di piombo quegli anni attraverso i testimoni.

Cronache di piombo è di attualità? È andato in prescrizione il reato di Luigi Bergamin

Credo che ci siano 3 elementi da valutare in queste vicende che ancora ci tormentano. Il primo è che c’è una verità in alcuni casi, che ho raccontato nel libro, quella giudiziaria. Ci sono dei responsabili che hanno avuto delle pene e ora sono in giro per la città. Secondo c’è una verità storica nelle nebbie e confusioni in questa dinamica italiana terribile. Poi c’è una verità di cronaca che spesso viene riscritta. Abbiamo visto che 40 anni dopo Parigi ha detto “non vi vogliamo più”.

Io 40 anni fa andai a Parigi per cercare di mettermi in contatto, riuscendoci, con uno che era il palo del sequestro Taliercio ed è una storia di quelle incredibili perché anche lui si diceva vittima pur essendo stato un fiancheggiatore.

L’Italia non è riuscita ad organizzare niente su queste verità e soprattutto le vittime son state dimenticate e quasi oltraggiate. Il libro nasce con una sola intenzione di portare un’intenzione di verità da parte dei parenti.

Savasta è stato visto al funerale i Gabriella Taliercio. Questo sarebbe il segnale di un pentito, anche se ha ucciso Taliercio da solo ed è stato quello che ha rapito insieme ad altri Dozier e non dimentichiamo che è il primo dei grandi pentiti.

Le sue dichiarazioni hanno portato in carcere centinaia di brigatisti ed ex brigatisti. Ma molti sono convinti, tra cui io, che i brigatisti non abbiano detto tutta la verità.

“Il grande vecchio”, ma è importante sapere se c’era un grande manovratore?

Io mi sono letto decine di libri, quotidiani, parlato con decine e decine di persone ma nessuno ha chiesto scusa.

Forse non c’è un vero pentimento

Un avvocato di Padova ricorda sempre quelli che tiravano sassi, molotov e assaltavano le persone li vedono ancora, un po’ invecchiati ma con la villa a cortina. In Italia non c’è stata la volontà, il desiderio e la forza e forse neanche l’opportunità politica perché tutte le forme politiche hanno una loro parte di verità. l’Italia è stato l’unico paese europeo che ha tenuto dentro di sé brigatisti di destra e sinistra per 20 anni.

Credere ai brigatisti pentiti? non lo so, forse. Savasta ha scritto una lettera che sembra scritta da un bravissimo avvocato: “cara signora mi scusi, non sapevamo, suo marito ci ha sconfitto..”

Francescutti è il marito di una signora che ha sparato per la prima volta a 19 anni ad Albanese. Francescutti dirà che non sapevano cosa chiedere a Taliercio perché non erano mai stati in fabbrica, questa è la cosa più terribile. Un modo che vuole essere il portavoce delle fabbriche senza sapere cosa sia una fabbrica.

La Francia ha aiutato vari brigatisti

Non c’è solo la dottrina Mitterand, Giscard d’Estaing aveva fatto dei patti 5 anni prima con l’Italia così qualche italiano era andato in Francia a rifugiarsi. Ricordiamo che è dal ’69 che iniziano le bombe e l’Italia in una situazione dove esce dal fascismo con le strutture gerarchiche di prefetture e questure con uomini che erano tutti iscritti al Partito Nazionale Fascista.

Qualcuno vuole tornare al movimento di destra e cerca di mettere le bombe per far cambiare opinione alla gente e scegliere un governo forte ma le reazioni arrivano anche dall’altra parte. Dopodiché si arriva al momento del rapimento e sequestro dell’uccisione di Moro.

Se noi andiamo a vedere la storia del terrorismo è di marchio Nord Est, milanese e veneto. Il Veneto era la frontiera d’Europa, della “Cortina di Ferro”, tutti sapevano che se le armate del Patto di Varsavia avessero voluto invadere l’Italia avrebbero invaso il Friuli e poi c’era il Piave.

La reazione del paese al uccisione delle brigate rosse

Noi cronisti eravamo per strada in quegli anni e quando succedono questi fatti la città si ferma perché non si poteva più sopportare uno stato del genere, ciò nonostante i brigatisti erano convinti che ci fossero delle rivoluzioni.

Arrivano sì dei brigatisti negli anni ’70 ed entrano nelle fabbriche facendosi riconoscere, qualcuno scapperà all’ultimo momento, ma Marghera e Mestre rimangono quasi distanti e si sentono a disagio.

Le brigate rosse si sentono a disagio e mandano Savasta a Roma per coordinare e quando rapiscono Taliercio il 20 maggio di 40 anni fa i brigatisti veneti non volevano sparare a Taliercio, sparerà solo Savasta.

I brigatisti veneti erano considerati l’elitè perché attraverso un viaggio avventuroso avevano portato a Mestre e poi sul Montello un carico di armi arrivato dal Libano e lì avevano materiale per far esplodere caserme intere.

In tutto questo le vittime delle Brigate Rosse sembravano scomparse ma saranno morte 200 persone, hanno sparato a magistrati e giornalisti.

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