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Billie Eilish: il body shaming e la musica

In una intervista per la cover story dell’edizione Usa di Vanity Fair, Billie Eilish parla di body shaming, della musica e del suo “nemico” Trump.

A pochi mesi dalla polemica sulle foto pubblicate dal Daily Mail (QUI), Billie Eilish torna a parlare di body shaming in questa intervista per la cover story dell’edizione Usa di Vanity Fair, che racconta la sua vita dopo il successo del primo album, la canzone per il film di 007 e il concerto in streaming “Where do we go?”.

«Credo che la gente che mi sta vicino fosse più preoccupata di me, perché in passato mi sono tagliata proprio per il mio corpo», dice di quelle foto, spiegando: «Ho iniziato a indossare vestiti larghi per nasconderlo. Sono davvero felice che sia capitato in quel momento della mia vita. Pensa se fosse successo tre anni fa, quando il rapporto col mio corpo era orribile, o cinque anni fa, quando non mangiavo. Pensavo che sarei stata l’unica ad affrontare l’odio per il mio corpo, ma a quanto pare lo fa anche Internet. Grandioso. Internet odia le donne».

Billie Eilish non era soddisfatta del suo primo album

Parlando della sua musica, rivela che, nonostante il successo del disco d’esordio When we all fall asleep, where do we go?, in quel periodo non era soddisfatta: «Quando ho scritto le canzoni del primo album non stavo bene. Adesso la musica che faccio la sento completamente mia. Anche nel mio nuovo album non c’è una canzone che vorrei fosse diversa». Entusiasta anche del docu-film che ripercorre la sua carriera: «Ho sempre amato le telecamere e mi è piaciuto stare davanti alle telecamere, e ho sempre amato guardare i video di me stessa, sin da quando ero piccola». 

Orgogliosa degli attacchi dello staff di The Donald

Billie parla inoltre degli ultimi giorni prima delle elezioni presidenziali statunitensi, quando lo staff di Trump ha scritto in un documento che Eilish stava «distruggendo l’America e tutto quello in cui crediamo», una cosa che, dice, l’ha fatta sentire orgogliosa di se stessa. 

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