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Anticorpi monoclonali per curare il Covid: in uso nel Veneto 30 flaconi

Stanno trovando un ottimo impiego le cure monoclonali che saranno di fatto i farmaci da primo soccorso da ora in futuro per curare il covid. A beneficiarne sono stati i pazienti con problemi di salute complessi

In questi giorni nel Veneto sono stati usati anche gli anticorpi monoclonali per curare il Covid. A beneficiarne sono stati i pazienti con problemi di salute complessi.

La consegna dei primi anticorpi monoclonali

“AIFA ha consegnato alle regioni la prima consegna di anticorpi monoclonali. In realtà siamo l’unico paese, con la Germania, che ha approvato in via emergenziale gli anticorpi monoclonali. Quindi ci troviamo che sono gli stessi che ha usato Trump per la sua terapia. È un’arma che può essere estremamente utile coniugata con tutto quello che noi già abbiamo.” Queste le parole di Evelina Tacconelli, dirigente di malattie infettive all’Uls 9 a Verona.

L’Uls 3 Serenissima può contare su 30 flaconi monoclonali. Sono infatti arrivati in questi giorni e 8 sono già stati destinati all’Uls 4 del Veneto orientale. I restanti 22 sono in uso nei pronto soccorso dei vari distretti ospedalieri del Veneziano. Ogni flacone costa €1500 ed è un salvavita perché consente di evitare di finire in terapia intensiva ai pazienti colpiti da Covid. Il costo non è nemmeno troppo elevato dato che consente di risparmiare gli oneri molto più ingente del Ricovero.

I pochi flaconi per chi ne ha bisogno

Trattandosi di pochi flaconi saranno centellinati per i pazienti che corrono maggiori rischi perché soffrono di obesità, diabete e patologie respiratorie. “Con l’anticorpo monoclonale possiamo aiutare tutti i soggetti che non sono stati ancora vaccinati e che purtroppo hanno acquisito il covid. Questi infatti hanno dei fattori di rischio nel finire in ospedale e purtroppo anche associati alla mortalità.”

La dirigente Tacconelli continua. “Se riusciamo a fare questo anticorpo monoclonale nelle prime 72 ore, diamo a soggetto un’enorme possibilità di non finire in ospedale. Anche se il farmaco è stato approvato entro i primi 10 tuttavia i dati ci dicono che è efficace quanto più precoci siamo.”

Accesso alle procedure

La procedura per accedere alla cura è piuttosto veloce passa attraverso il medico del Pronto Soccorso. “Il medico vede paziente e fa un test rapido di terza generazione, anche se non molecolare. A quel punto ci contatta, 24 ore su 24, con una scheda on-line. Quindi non deve nemmeno perdere il tempo per telefonare. Noi chiamiamo il paziente e gli facciamo la terapia il più rapidamente possibile.”

“I primi due pazienti erano quasi emozionati. E’ stata anche una bella sensazione di team vedere come erano contenti di fare la terapia. La somministrazione è una sola ora e teniamo il paziente in osservazione per un’ulteriore ora e poi il paziente va a casa.” Così conclude Evelina Tacconelli.

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