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CGIA di Mestre: il garbuglio fiscale e le scadenze. Parla Andrea Vavolo

Intanto le aziende e i lavoratori sono alle prese con la tempesta fiscale perfetta. Questi sono i giorni delle scadenze fiscali a cui si aggiungono le date fatte slittare per l'emergenza Covid 19

Andrea Vavolo  della CGIA di Mestre, parla del garbuglio fiscale, che sapevamo sarebbe arrivato e che si intreccia con lo slittamento delle date fiscali. È stato concesso nelle scorse settimane, ma che  a questo punto rende ancora le cose difficili per le partite IVA, i lavoratori autonomi in generale e le aziende che devono pagare le tasse.

CGIA di Mestre

CGIA di Mestre ha contato le scadenze che i contribuiti devono affrontare a settembre, ne abbiamo contate più di 270 di cui 187 concentrate in 16 scadenze. Alle scadenze si accavallano importi che vengono da vecchie rateizzazioni e in più ci sono 13 scadenze che riguardano i versamenti sospesi durante il periodo di Coronavirus.

Coloro i quali, durante l’emergenza, hanno usufruito di questa proroga adesso devono pagare.  Bisognerà pagare quello che non è stato lasciato di ritenute penitenziarie, INAIL, IVA ecc nei mesi di marzo, aprile e maggio, quindi è tutto concentrato. Questi numeri danno l’idea di una situazione di grande oppressione fiscale in cui il peso della burocrazia sul contribuente è molto pesante. Su questo argomento sono stati fatti molti studi per dare un’idea della quantificazione e di che tipo di oppressione stanno parlando.

Quest’anno

Quest’anno si pagheranno le tasse su un reddito che non si è guadagnato; c’è certamente un problema di carattere finanziario. Per fortuna sono stati messi in atto degli strumenti che permettono alle aziende di respirare.  Si diceva che certamente è un obbligo pagare le tasse , certo che però nel fare questo tipo di azione si chiede di dare minor peso alle aziende. Fate conto che secondo lo studio Ambrosetti il peso della burocrazia, sulla piccola media impresa, è arrivato alla cifra di 57 miliardi. Si tratta di un peso rilevante di cui l’aspetto solo fiscale, detto dalla presidente del consiglio dei ministri,  è di ben 3 miliardi, quindi si tratta di un fardello importante che le aziende hanno sulle spalle per cui diventa importante cercare di far qualcosa almeno per sgravare.

Oggi si parla di riforma fiscale, ben venga, c’è bisogno di una riforma che metta ordine a questo garbuglio, perché per tutti è difficile lavorare così sia per noi e che per l’amministrazione.  Però va anche fatto un cambio di mentalità, possiamo fare tutte le riforme fiscali di questo mondo, ma se non c’è un cambio di mentalità da parte dell’amministrazione non si va da nessuna parte.  La nostra pubblica amministrazione ha saputo fare delle cose epocali ad esempio la fatturazione elettronica, l’esenzione quota fissa addizionale (7RQ), ecc.  Visto che hanno saputo fare queste cose, con lo stesso principio si impegnino anche a pensare di non gravare sui contribuenti, dato che una pubblica amministrazione efficiente è uno degli elementi che permettono lo sviluppo futuro.

La semplificazione

Per quanto concerne la riforma fiscale, la semplificazione che propone l’agenzia dell’entrate alle aziende è quella di rateizzare al mese invece che pagare tutto a fine anno. Il nostro compito è  di andare a vedere le cose che non vanno e segnalarle per cercare di tutelare le categorie. Una riforma fiscale dovrebbe essere fatta tenendo conto di un sistema fiscale riadattato ai tempi, guardando anche quello degli altri paesi cercando di creare le condizioni necessarie.

Uno stato complesso prevede una fiscalità e una burocrazia complesse però dev’essere nel modo in cui si fanno le cose  che si cerca di aiutare le aziende cercando di omogenizzare di più le regole.

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