La Voce della Città Metropolitana

Alessandro Marcon, l’imprenditore del pesce a domicilio

Domenica è stata la giornata mondiale del mare, si è parlato di ambiente e di pesca. Quest'ultima ha registrato un tracollo durante la pandemia a causa della chiusura dei ristoranti, ma non è stato così per tutti. Un'azienda di Torre di Mosto ha puntato sull'e-commerce e le consegne a domicilio dando lavoro ad 80 barche di pescatori

Oggi parliamo di pesce, parliamo di gastronomia e parliamo di un mondo che a Torre di Mosto si è salvato grazie a un’idea non facile da realizzare: il pesce a domicilio, un po’ come la pizza. L’ha un imprenditore di Torre di Mosto, Alessandro Marcon. Grazie a questa idea lui è riuscito durante il lock down a tenere in piedi una struttura con centinaia di persone che altrimenti rischiavano di perdere il lavoro. L’abbiamo intervistato.

La strada dell’E-commerce

“Abbiamo dovuto reinventarci, abbiamo capito che c’era il settore dell’e-commerce e ci siamo organizzati a seguire quella strada. Ci siamo messi subito in azione, all’inizio abbiamo cercato di capire qual era il filone giusto per andare avanti, per non lascare a casa la gente e per far lavorare i pescatori in modo continuo.

Prima facevamo le consegne porta a porta con i nostri camion, per portarlo nell’arco di 150 km. Con l’e-commerce abbiamo spiegato cosa facevamo, mostrando tutta la nostra gestione. Il risultato è stato buono, la gente ci ha creduto, con una buona comunicazione abbiamo avuto responsi positivi. I clienti hanno continuato ad acquistare” afferma Alessandro.

Trattare con i pescatori

“Consegniamo pesce fresco ma anche pesce cucinato. Siamo arrivati perfino in Valle d’Aosta. Una cliente che aveva iniziato ad acquistare ci ha fatto i complimenti. Si è trovata nella sua seconda casa e ci ha chiamato per chiedere il prodotto, voleva il pesce di Caorle. Questa signora ci ha anche fatto pubblicità”.

“C’è molta soddisfazione, io dico sempre che i soldi vengono dopo la soddisfazione. Noi abbiamo circa 90 pescherecci tra Caorle, Punta Sabbione, Croazia, alcuni a Trieste. Io nasco come pescivendolo, assieme ai miei genitori. Poi dalle barche ci siamo spostati ai negozi. Ho sempre avuto l’idea di trattare con il pescatore, dicendogli ‘tutto quello che tu peschi io te lo vendo’, cerco di trovare la via di mezzo per rendere felici entrambi. Mai dire a un pescatore che il pesce è troppo, vale poco, o di ributtarlo in mare” spiega Alessandro Marcon.

Il cliente va informato

“C’è sempre bisogno continuo di informare la gente. E’ inutile andare a cercare le arance in agosto, la stessa cosa con il pesce, ogni pesce ha la sua stagione. Negli ultimi anni grandi chef hanno valorizzato il pesce povero. È importante dare informazione al cliente, sennò rimane sempre standardizzato alle solite cose, sicuramente buone ma sempre quelle, invece ci sono alternative. Oggi viviamo in un mondo che viaggia a mille all’ora, non abbiamo mai tempo, quindi cerchiamo di dare al cliente un prodotto pulito già preparato, così che sia pronto da mettere in padella.

Perdite compensate

“Ho collaborato per avere una buona situazione con i pescatori, è stata una cooperativa dove abbiamo affrontato la crisi. A fine pandemia chiederò ai pescatori di lavorare qualche ora in più, perché dobbiamo servire i clienti di casa, e i ristoratori. Abbiamo avuto delle perdite, abbiamo usufruito un po’ della cassa integrazione. Ci sono mesi dell’anno come gennaio, febbraio e marzo in cui le barche non vanno a pescare tutti i giorni, quando non c’è bel tempo. Ma in compenso siamo contenti per i risultati raggiunti”, ha concluso Alessandro Marcon.

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