La Voce della Città Metropolitana

Agricoltura: Andrea Colla parla della situazione in Italia

Il Presidente della Coldiretti di Venezia, Andrea Colla, parla degli alti e bassi dell'agricoltura in Italia e delle conseguenze nel settore

A La Voce della Città Metropolitana di Maria Stella Donà, abbiamo come ospite Andrea Colla, Presidente della Coldiretti di Venezia. Ora siamo in piena ripresa: nell’arco di sole due settimane sta ripartendo tutto con estrema velocità. L’agricoltura ha alti e bassi.

Andrea Colla, questa ripresa vale anche per l’agricoltura?

“Sì. Diciamo che ovviamente noi siamo i primi ad accorgerci che questo termometro è in salita. Questo perché con le nostre forniture giornaliere di prodotti agroalimentari ci accorgiamo subito se l’economia circolare si sta riattivando o meno. Di conseguenza, stiamo reimpostando anche le prossime campagne per avere una programmazione che la pandemia non permetteva di avere”.

I mercati stanno vendendo ortofrutta?

“Sì. Abbiamo il centro storico di Venezia, delle città d’arte che stanno soffrendo per mancanza di turismo estero. I turisti hanno difficoltà ad arrivare oppure hanno paura, in quanto siamo stati dipinti come untori d’Europa quando è scoppiato il caso di coronavirus”.

Quindi avete delle conseguenze a causa di questa immagine?

“Sicuramente non ha aiutato. Il paradosso è la Cina: noi per esportare in Cina dovremmo fare dei certificati covid-free, mentre la Cina può esportare nel nostro paese qualsiasi cosa”.

Ma questa non è una scelta del Ministero degli esteri?

“È una scelta sicuramente sbagliata perché quando noi andiamo in giro per il mondo chiediamo solamente il principio della reciprocità. Se quello che importiamo non ha le stesse regole che noi dobbiamo rispettare per produrre e vendere all’interno del nostro paese, già qui si capisce che la concorrenza è sleale. Se invece quando esportiamo i nostri prodotti genuini, dobbiamo anche attraversare la burocrazia opprimente di paesi terzi, capisce che questo non va bene”.

Detta così, sembra che ci sia un rapporto di sudditanza tra l’Italia e la Cina

“Il fatto è che l’Italia è definita ‘bel paese’ in tutto il mondo. Penso che noi siamo all’interno di una guerra commerciale in cui si cerca di screditare l’Italia, sia nel patrimonio storico e monumentale, sia nelle produzioni tipiche, per provare ad invaderla”.

Com’è la situazione della manovalanza?

“Ci sono delle difficoltà. Per quanto riguarda il sistema balneare della nostra costa, veneziana e veneta, abbiamo un ovvio bisogno di manodopera. Da una parte perché i giovani pensano a un lavoro in agricoltura come a un lavoro di cattiva remunerazione o di scarsa dignità. Il rapporto con la natura invece è fondamentale e aiuta a riscoprire le nostre radici.

Dall’altra parte la manodopera che arriva dall’estero è sempre più agguerrita e preparata ma abbiamo bisogno di manovalanza che sia valorizzabile nell’arco di più anni. Se ho dei dipendenti formati, non posso farlo ogni anno con nuovi dipendenti. Per un’azienda sarebbe meglio avere sempre gli stessi dipendenti in modo tale che il lavoro venga seguito più facilmente”.

Mancano i braccianti nel settore dell’agricoltura: questo lavoro è pesante e poco qualificante

“Condivido! Anche lì comunque ci vuole professionalità perchè si sa che noi andiamo a raccogliere frutta e verdura effettivamente matura e di prima scelta”

C’è il rischio che i raccolti rimangano invenduti sui campi perché non c’è personale?

“Sì, questo accade anche perché magari non c’è il giusto canale di vendita. Di conseguenza l’azenda, oltre ad aver supportato tutto il sistema produttivo fino ad arrivare alla raccolta, pensa che piuttosto che venderlo sottocosto, convenga lasciarlo in campo.

Ad esempio, parlo di alcuni tipi di radicchio, come quello di Chioggia, come è accaduto negli anni scorsi. Adesso sembra essere in ripresa, così come per le fragole. Oggi le ciliegie hanno un prezzo molto alto, però è successo anche per queste e per le pesche. Ovviamente noi andiamo a ruota in base a quello che vuole il mercato, ma la programmazione parte mesi o addirittura anni prima per quelle piante perenni”.

A Chioggia è partito un progetto anti-caporalato che dà lavoro a 50 immigrati. È un passo avanti per l’agricoltura

Grazie a questo progetto, gli immigrati non vengono sfruttati, ma pagati bene. Viene anche data loro la possibilità di fare un corso di italiano saltando completamente il caporalato, che trasforma gli immigrati in schiavi. Andrea Colla: “Noi ci dissociamo da queste situazioni di sfruttamento perché Coldiretti è tra le capofila di questa iniziativa anti-caporalato. Noi vogliamo un sistema di tracciabilità limpido, che parta dai costi di produzione fino ad arrivare alle tavole degli italiani o di tutti coloro che nel mondo amano il nostro cibo.

Questo vale anche per le materie povere, dette commodities, che magari non sono esattamente frutta e verdura o il vino, ma sono quelle materie attraverso le quali poi si va a fare il pane piuttosto che altri elementi distintivi del nostro agroalimentare italiano. Quindi ben vengano queste iniziative.

Noi guardiamo che tutte le nostre risorse umane, i nostri collaboratori siano contenti. Un carattere da sottolineare è l’integrazione che il nostro stesso collaboratore può avere all’interno del nostro Paese. Ben vengano anche i corsi di italiano”.

Oltre a questo progetto, chi ha dovuto rinunciare a raccogliere la frutta si è preoccupato con la Coldiretti di copiare questo modello adottato a Chioggia?

“Sì, sicuramente noi andiamo ad evidenziare anche la professionalità della nostra manodopera all’interno dei nostri costi di produzione. Di conseguenza, bisogna dare seguito a queste iniziative, ossia quelle di garantire le tutele dei lavoratori che abbiamo all’interno delle nostre aziende. Queste sono comunque la nostra grande risorsa. Da soli non si va da nessuna parte”.

Quante perdite ha registrato l’agricoltura a causa della mancanza di manodopera in queste settimane?

“Andiamo anche a cifre importanti: dall’ordine di un terzo fino alla metà”.

Le aziende stanno piangendo dopo che per mesi non hanno venduto?

“Sì, sicuramente. Il lavoro che c’è nei campi e che tocca tutti noi è molto snervante e non sempe si riesce a raccogliere il sudore che gli agricoltori lasciano nel campo con dei vantaggi economici”.

State pensando di mettere in campo qualche aiuto, qualche sostegno?

“Sì, ovviamente i sostegni che stanno arrivando sono quelli dei Decreti. Ad esempio quelli di Draghi, piuttosto che quelli che erano arrivati dal Governo Conte bis. Però, fondamentalmente, non sono ancora sufficienti. A livello di Ministero dell’agricoltura, noi abbiamo avuto una decontribuzione da versare per i nostri collaboratori perché quando si vanno a chiedere dei finanziamenti allo Stato, si sa che la burocrazia è talmente lenta che ci vogliono mesi o addirittura anni ad ottenere dei premi. È più facile fare una compensazione invece che continuare a versare dei contributi e alleggerire le proprie casse”.

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