Non è facile per il personale medico e infermieristico lavorare negli ospedali in condizioni dove la sicurezza non è sempre garantita. C’è bisogno della sorveglianza di qualche pattuglia e delle Forze dell’Ordine

Non è la prima volta che si sente parlare di aggressione negli ospedali. E sono le stesse vittime, ospiti e lavoratori, a lanciare un appello. Si chiede che vengano mandate delle pattuglie a sorvegliare gli edifici ospedalieri. La paura non è che i ricoverati possano commettere dei reati, anzi. Ma si vuole i familiari che sono in visita, e anche il personale medico e infermieristico, possa sentirsi e lavorare in sicurezza.

Sono successi degli spiacevoli avvenimenti nell’Ospedale Civile di Palermo, dove un infermiere di 50 anni è stato aggredito, e una sua collega è stata costretta a chiudersi a chiave in una stanza per la paura. In molti casi la violenza viene giustificata da una “attesa prolungata”. Altre volte scaturisce da alcuni delinquenti che girano tra le migliaia di persone che ogni giorno transitano negli ospedali, che non hanno idea di come ci si deve comportare in tale contesto e tanto meno rispettano gli orari di visita.

Subentra una certa paura nel rivolgersi a queste persone, anche solo nel dire di abbassare la musica qualora la stessero ascoltando a un volume irrispettoso, come spesso accade. Alle volte diventa difficile anche riprendere un bambino che si aggira per i corridoi, e che magari ruba qualcosa, medicine e cellulari compresi. Nulla di tutto ciò è fantasia, per questo si chiede che possano intervenire le Forze dell’Ordine. E perchè no, a quelli che fino a poco fa ricoprivano questo compito e ora sono in congedo.

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